I doveri dell'Uomo

Pubblichiamo questo scritto di G. Mazzini che colpisce per lungimiranza e attualità a dimostrazione di come una mente aperta e libera possa vedere al di là di una singola esistenza terrena.

Estratti da: I doveri dell’uomo Fede e avvenire
di Giuseppe Mazzini


Qualunque cosa esiste, esiste in un certo modo, secondo certe condizioni, secondo una legge. Una legge di aggregazione governa i minerali; una legge di sviluppo governa le piante; una legge di moto governa gli astri, una legge governa voi e la vostra vita, legge tanto più nobile e alta quanto voi siete superiori a tutte le cose create sulla terra.
Svilupparvi, agire, vivere secondo la vostra legge è il primo, anzi l’unico vostro Dovere.
Le leggi umane non sono valide e buone se non in quanto si uniformano alla legge universale e divina, spiegandola e applicandola.
Chi meglio spiega e applica ai casi umani la legge divina è vostro capo legittimo: amatelo e servitelo.
L’umanità è il Verbo vivente di Dio: lo spirito di Dio la feconda e si manifesta in essa sempre più puro, sempre più attivo di epoca in epoca, un giorno per mezzo di un individuo, un altro per mezzo di un popolo.
Di lavoro in lavoro, di credenza in credenza, l’umanità conquista via via una nozione sempre più chiara della propria vita, della propria missione, di Dio e della sua legge.
Dio si incarna successivamente nell’umanità: la legge divina è una, ma noi la scopriamo articolo per articolo, linea per linea, quanto più si accumula l’esperienza educatrice delle generazioni che precedono, quanto più cresce in ampiezza e in intensità l’associazione fra le razze, fra i popoli, fra gli individui.
Voi siete dunque chiamati all’associazione: essa centuplica le vostre forze, fa vostre le idee altrui, vostro l’altrui progresso e innalza, migliora e santifica la vostra natura con gli effetti e col sentimento crescente dell’umana famiglia.
Quanto più vasta sarà la vostra associazione coi vostri fratelli, quanto più intima e complessiva, tanto più innanzi sarete sulla via del vostro miglioramento.
La legge della vita non può compirsi tutta se non dal lavoro riunito di tutti. E a ogni grande progresso, a ogni scoperta di un frammento di quella Legge, corrisponde nella Storia un allargamento dell’associazione umana, un contatto più vasto tra popoli e popoli.
L’Umanità è una è, poiché esiste una Umanità, deve esistere uno scopo unico per tutti gli uomini, un lavoro da compiersi per opera di tutti.
Il genere umano deve dunque lavorare unito così che tutte le forze intellettuali diffuse in esso ottengano il più alto sviluppo possibile nella sfera del pensiero e dell’azione.
Esiste dunque una Religione universale della natura umana.
Oggi sappiamo che la Legge della Vita è PROGRESSO: progresso per l’individuo, progresso per l’Umanità.
L’umanità compie questa Legge sulla terra e questa Legge unica, divina, si adempie lentamente, inevitabilmente nell’Umanità fin dal suo primo nascere.
La verità non si è mai manifestata tutta o a un tratto, ma vi è una manifestazione continua, manifesta, di epoca in epoca, un frammento della Verità, una "parola" della Legge. Ognuna di questa parole modifica profondamente, sulla via del Meglio, la vita umana.
Lo sviluppo dell’Idea religiosa è dunque indefinitamente progressivo e le credenze successive, svolgendo e purificando sempre più quella idea, costituiranno un giorno il Pantheon dell’Umanità, la grande unica Religione della nostra Terra, questa terra che non è soggiorno di espiazione, ma di lavoro per l’ideale del Vero e del Giusto che ciascuno di noi ha in germe nell’anima, gradino verso un Miglioramento che non possiamo raggiungere se non consacrandoci a tradurre in fatto quanta più parte possiamo della Legge unica e divina.
Due cose sono essenziali al progresso da compiersi: la manifestazione di un principio e la sua incarnazione nei fatti.
Ciò che toglie oggi vita all’Umanità è il difetto di una fede comune, di un pensiero adottato da tutti che ricongiunge Terra e Cielo, Universo e Dio. Privo di fede siffatta l’uomo si è prostrato davanti alla morta materia e si è consacrato adoratore dell’idolo Interesse, mentre io credo che l’uomo deve mangiare e vivere, ma non avere tutte le ore dell’esistenza assorbite da un lavoro materiale per aver campo di sviluppare le facoltà superiori che sono in lui.
La fede manca ai popoli.
Ma quali conseguenze dovremo noi desumere da questo fatto? E quali ne sono le cause? Affermeremo noi una identità menzognera tra la fede e la potenza?
Diremo che dove manca la prima, non esiste capacità? Che i popoli sono oggi impotenti per forza di cose?
Che non hanno patito abbastanza?
Che i tempi sono immaturi?
Accettando tali opinioni, noi accetteremmo un sistema di fatalità storica respinto dall’intelletto del secolo; rinnegheremmo, prostrandoci codardamente a un fatto senza neppure tentare di spiegarlo, l’ingenita potenza umana.
L’esistenza di un fatto non prova la necessità di quel fatto e non può darsi per norma alle azioni se non da chi, spingendo agli estremi confini il materialismo, rinunzi allo studio delle cause per soggiacere passivamente.
Negherete la facoltà del moto all’uomo, perché egli vi sta innanzi immobile?
La condizione attuale non è misura della forza che risiede nei popoli. Sono i popoli veramente deboli o manca a essi soltanto la fede, quella fede che rivelandosi in atti, pone in moto le forze? Sono questi i veri termini della questione.
Sì, manca la fede ai popoli; e la fede comune, sociale, creatrice della vittoria; la fede che suscita le moltitudini, quella fede nei propri fati, nella propria missione, nella missione dell’Epoca che illumina e scuote, prega e combatte e si inoltra senza tema sulle vie di Dio e dell’Umanità.
Perché l’uomo, consacrato dal pensiero re della terra, ha infranto una forma religiosa invecchiata che imprigionava la sua attività e gli contrastava l’indipendenza, non avremo noi più nuovo vincolo di fratellanza comune? non religione? non concetto di legge generale riconosciuta e accettata?
La fede esige un intento che abbracci tutta quanta la vita, ne concentri tutte le manifestazioni e ne diriga i diversi modi, o li sopprima tutti a favore dell’attività di uno solo; esige una fervida irrevocabile credenza che quell’intento sarà raggiunto; un profondo convincimento di una missione e dell’obbligo di compierla.
La nostra missione non è conchiusa; noi ne sappiamo appena l’origine, ne ignoriamo l’ultimo fine; il tempo e le nostre scoperte non fanno che ampliarne i confini.
Essa sale di secolo in secolo verso fati che ci sono ignoti: cerca la propria legge della quale noi possediamo soltanto le prime linee. Di iniziazione in iniziazione, attraverso la serie delle incarnazioni successive della Legge divina nell’Umanità, essa purifica e amplia la formula del Sacrificio; studia la propria via, eternamente progressiva. Le forme si modificano e si dissolvono, le religioni si estinguono: lo spirito umano le abbandona, come il viaggiatore abbandona i fuochi che lo scaldarono nella notte e cerca altri Soli.
Ma la Religione rimane: il pensiero è immortale, sopravvive alle forme e rinasce dalle proprie ceneri.
L’idea si svolge dal simbolo, si emancipa dall’involucro in cui era avvolta e che le analisi consunse, e si irradia pura e brillante, stella aggiunta alle altre nel cielo dell’Umanità.
Quante dovrà la fede aggiungerne ancora, perché si illumini tutta quanta la via del futuro?
Chi può dirci quante stelle, pensieri secolari liberi da ogni nube, dovranno salendo collocarsi nel cielo dell’Intelletto, perché l’uomo, fatto compendio vivente del Verbo terrestre possa dire a se stesso: "Io ho fede in me: i miei fati sono compiuti?".
E’ questa la Legge. A un lavoro subentra un altro lavoro, a una sintesi un’altra sintesi. E l’ultima per noi presiede al lavoro e ne dà il metodo, l’ordinamento. Essa comprende tutti i termini conquistati dalle sintesi anteriori, più il nuovo che diventa fine a tutti gli sforzi, incognita da ridursi a cognita. L’analisi anche essa vi si affaccenda, ma chiedendo alla sintesi dell’Epoca il programma e il punto di partenza. L’analisi infatti non vive di vita propria, la sua esistenza è puramente obbiettiva e trae altrove intento, missione e norme. Parte di ogni Epoca essa non è bandiera di alcuna: ogni Epoca è essenzialmente sintetica. L’evoluzione progressiva dl pensiero che il nostro mondo manifesta visibilmente, ha luogo per espansione continua. La catena non può interrompersi. I diversi fini si collegano l’uno all’altro, la culla si inanella alla tomba.
L’idea di un’Epoca nuova, racchiudendo quella di un nuovo fine da raggiungersi, attribuisce l’iniziativa al futuro e suscita a vita la coscienza universale.
Affermando un’Epoca nuova, affermiamo l’esistenza di una nuova sintesi, concetto generale destinato ad abbracciare tutti i termini delle sintesi anteriori più uno e a coordinare, muovendo da quel nuovo termine, tutte le serie storiche, tutti i rami dell’umana conoscenza. Comunichiamo un nuovo e fecondo impulso ai lavori dell’intelletto.
L’elemento religioso è universale, immortale: universalizza e collega. Ogni grande rivoluzione ne serba l’impronta e lo rivela nella propria origine o nel fine che si propone. Per esso si fonda l’associazione. Iniziatori di un nuovo mondo, noi dobbiamo fondare l’unità morale, il cattolicesimo Umanitario. E muoviamo confortati dalla parola del Cristo: cerchiamo il nuovo Vangelo del quale il Vangelo cristiano è il germe, come l’uomo è il germe dell’Umanità: il Vangelo che scaturirà dall’approfondita conoscenza dell’allegorismo del Vecchio e del Nuovo Testamento e che fornirà la base per una terza era del genere umano, quella della Verità.
E possa almeno ciascuno di noi sapere che cosa rispondere a chi volesse chiederci: "donde venite? in nome di chi predicate?".
Ora noi possiamo rispondere:
- Veniamo in nome di Dio e dell’Umanità.
- Noi crediamo in un Dio solo, autore di quanto esiste, Pensiero vivente, assoluto, del quale il nostro mondo è raggio è l’Universo una incarnazione.
- Crediamo in una unica Legge generale, immutabile, che costituisce il nostro modo di esistere, abbraccia ogni serie di fenomeni possibili, esercita una azione continua sull’universo e su quanto vi si comprende, così nel suo aspetto fisico come nel morale.
- Ogni legge esigendo un fine da raggiungere, crediamo nello sviluppo progressivo, in ogni cosa esistente, delle facoltà e delle forze che sono facoltà in moto verso quel fine ignoto, senza il quale la legge sarebbe inutile e l’esistenza inintelligibile.
- E poiché ogni legge ha interpretazione e verificazione nel proprio soggetto, noi crediamo nell’Umanità, ente collettivo e continuo, nel quale si compendia l’intera serie ascendente delle creazioni organiche e nel quale si manifesta più che altrove il pensiero di Dio e che è l’unico interprete delle Legge.
- Crediamo che armonia tra il soggetto e la legge essendo condizione di ogni esistenza normale, fine noto e immediato di tutti gli sforzi è lo stabilimento sempre più compiuto e sicuro di quella armonia, mercè la scoperta della legge e l’immedesimarsi del soggetto in essa.
Crediamo nell’Associazione, che non è se non la credenza attiva in un solo Dio, in una sola Legge e in un solo Fine, come nel solo mezzo posseduto da noi per tradurre il Vero in realtà, come in metodo del Progresso, come nella sola via esistente di perfezionamento, così che al più alto grado possibile di progresso umano debba corrispondere la più vasta formula possibile di associazione, conquistata e applicata per raggiungere un fine comune: scoperta e applicazione progressiva della legge di vita dell’Umanità.
Crediamo quindi nella Santa Alleanza dei Popoli, come quella che è la più vasta formula di associazione possibile nell’Epoca nostra, nella libertà e nell’eguaglianza dei popoli, senza le quali non ha vita un’associazione vera.
- Poiché la Legge è una, come noi crediamo nell’Umanità, sola interprete della Legge divina, così crediamo nel Popolo uno e indivisibile, che non conosce caste o privilegi se non quelli del Genio e della Virtù, né proletariato, né aristocrazia di terre o di finanza, ma solamente facoltà e forze attive consacrate per l’utile di tutti all’amministrazione del fondo comune che è il globo terrestre – nel popolo libero e indipendente, con ordini che pongano in armonia le facoltà individuali e il pensiero sociale, vivente del proprio lavoro e dei suoi frutti, concorde nel procacciare la più grande utilità possibile comune, ma nel rispetto dei diritti dell’io – al popolo progressivo, sacro a un apostolato di doveri, non dimentico mai di una verità conquistata, ma non tendente a diventare inerte per quella conquista, riverente alla parola delle generazioni ma deciso a giovarsi del presente come di un ponte gettato fra il passato e il futuro, adoratore della rivelazione e non dei rivelatori, capace di accostarsi gradatamente alla risoluzione del problema dei suoi fati qui sulla terra.
I grandi pensieri creano i grandi popoli. Sia la nostra vita il riassunto di un solo e grande pensiero organico. Ampliate l’orizzonte dei popoli. Additate a essi una vasta missione. Ribattezzateli. Gli interessi materiali offesi non generano che sommosse: solo i principi operano delle rivoluzioni.
Risalite ai principi e sarete seguiti dai popoli: la questione che agita il mondo è una questione religiosa. La fede, che è intelletto, volontà e amore, cancellerà i vizi e porrà fine alle disarmonie di una società senza chiesa e senza capi, che invoca un nuovo mondo. La fede insegnerà ai giovani ciò che è più grande nel sacrificio, la costanza, il silenzio, il sentirsi soli e non disperare, una esistenza di tormenti fraintesi, ignoti, lunghi anni di delusioni, di amarezze, di profonde ferite e non un lamento; una credenza di cose future, un lavoro di tutte le ore per quella fede e senza speranza di contemplarne il trionfo in vita.
Abbiate fede, o voi che patite per la nobile causa, apostoli di una verità ignorata: domani quel mondo, oggi incredulo o indifferente, si prosternerà nell’entusiasmo davanti a voi.
Credete e vincerete.
Credete e i popoli vi seguiranno.
Credete e operate: l’Azione è Verbo di Dio, il pensiero inerte non è che l’ombra. Coloro che disgiungono il Pensiero e l’Azione, smembrano Dio e negano l’eterna Unità.
Sono illusione codeste? Presumo io troppo chiedendo alla fede prodigi siffatti in un secolo guasto di scetticismo, tra uomini servi dell’io, che amano poco, dimenticano rapidamente e non guardano attenti se non ai calcoli dell’egoismo e alle sensazioni di un’ora?
No, io non presumo troppo. E’ necessario che questo avvenga e avverrà. Ho fede nella legge divina, nella potenza della verità e nella ragione storica dei tempi. Sento nel profondo del cuore che noi non possiamo sostare lungamente. Il principio che era l’anima del vecchio mondo è esaurito.
Spetta noi schiudere la via al nuovo principio e, se anche dovessimo perire nel tentativo, la schiuderemo.
Giuseppe Mazzini