RITUS
L’Alito del Deus

Mentre il crepuscolo si approssima e il cielo si tinge di rosso, una scintillante falce di Luna rifulge di luce. Le stelle, come grani di un rosario luminoso, riflettono l’intenso bagliore nella volta celeste. Nel silentium, silente atmosfera, l’ermetista, il magus, si prepara a penetrare nelle regioni inviolate poste oltre i confini dell’essere. Gesti e segni, ieratiche parole, segnano la parte più sacra, sacrale essenza, del Rito. La fiamma aureata delle candele si fa più vivida, come metallo disciolto, come lava incandescente, rischiarando d’attorno. Volute di incenso, fumi biancastri, prendono strane forme, simili a Menadi-Baccanti che si contorcono in una danza senza tempo. La Fonte di Isidiana, calice di fuoco, dischiude la soglia proibita, solleva il magico “velo”. Una corrente sensuale pervade il “sacerdote” e sale e si espande in un vortice quasi impalpabile, ma ben percettibile a chi sa “distinguere”, a chi è in grado di avvertire il “sottile”. Un’onda intensa, una scossa interiore dilaga dionisicamente nell’intimo, nelle profondità dell’Hermes ridestato. Il sublime incanto, la soave malia del regno fatato, delle sintonie celesti e della magica sinfonia dell’Invisibile bussano al cuore dell’iniziato e lo traghettano nelle regioni silenziose dell’Assoluto. In questo luogo remoto il Magus, il mago (da In-Mago = immaginazione), il sapiente immagina e crea. Creatore, Creato e creatura si fondono e danno vita all’Unità inestinguibile dei tre mondi occulti e celati: Astrale, Animico, Mentale. Il Mago trasforma, comanda agli elementi e parla il linguaggio sacro che smuove l’Arcano. Re e Sacerdote, sacramentalmente infonde la vita al Verbo, risveglia il Potere del Serpente. Il Fuoco alchimico-magico si desta allora dal suo sonno primordiale e profondo, percorre i canali preposti, accende, infiamma e arde nel cuore del cavaliere-iniziato, autentico maestro e vero Mago. In tal modo la strada del Tempio, la Soglia dei Misteri si schiude come la vita che viene alla luce. Parto occulto, si manifesta nel visibile per mezzo del segno e delle corrispondenze, dei gesti e delle Segnature, del fluido o corrente Ignea-Solare che deve fecondare la controparte Acquea-Lunare, la Vagina Primordiale. La creazione del mago è eterna poiché si sostanzia nella matrice universa, nel sostrato astralizzato che ritiene le immagini e nasconde l’Unità. La realtà naturale interagisce con la realtà soprannaturale mostrando l’intimo legame con il Macrocosmo (Universo) e il Microcosmo (Uomo). La Tradizione si esprime attraverso i simboli, che rappresentano la chiave di volta di tutta la sapienza ermetica. Il linguaggio simbolico incarna a livello sottile il Verbo (Logos), elemento primario della Creazione, che manifestandosi si mostra mediante la Rivelazione, la quale si incorpora nei simboli. L’esplorazione del simbolo consente di penetrare l’Arcano e di passare così dal naturale alla sua immagine speculare: il soprannaturale. Il Tempio Misterico spalanca i battenti all’iniziato che ha disvelato il volto simbolico del corpus ermetico, giacché nel comparto simbolico è celato il germe divino ignoto e impenetrabile. Decifrandone le numerose e infinite sfaccettature, egli giunge a comprendere parte della Scienza e delle origini umane ed extraumane, il terribile segreto della vita e della morte. Solo così potrà ricongiungersi con la sua matrice cosmica e divina.


Il potere del Magus

Nella partenogenesi della struttura sottile che fa capo all’individuo storico (doppio eterico o mediatore plastico), rinveniamo i dettami  di una sapienza remota che in varie epoche e momenti storici ben precisi è stata nuovamente rigenerata e disseppellita dalle sabbie del tempo che ne occultavano il volto primigenio. Tale conoscenza è intimamente connessa con la figura del Magus, il creatore, il sapiente-dio, che esercita la sua facoltà volitiva per interagire con la realtà circostante e successivamente intervenire su essa per modificarla. Egli è il creatore di sé stesso, di qui gli elementi legati alla partenogenesi occulta mirata a ricostituire l’Uomo antico e a partorire il doppione astrale o Genio-magico da poco menzionato. La dottrina che promulgava questa trasmutazione dell’ermetista, e le basi operative e filosofiche sono state individuate nell’opera più eccelsa che l’ermetismo ha visto riportare alla luce. Si tratta del mitico Corpus Hermeticum (letteralmente, Discorso Perfetto) attribuito al leggendario Ermete Trismegisto, il dio Thot, o secondo una visione più profonda e una concezione esoterica arcana il Mosè Egizio. Non a caso, il grande Marsilio Ficino aveva definito Ermete contemporaneo di Mosè e maestro del musico Orfeo (con riferimento ai Misteri Orfici). Le radici del pensiero esoterico e della Tradizione antica si dipartono da una remota fonte sapienziale appartenente al misterioso universo dell’Ermetismo Operativo. L’insegnamento attivo-pratico che sottende alla scienza sacra e divina si perde nella notte dei tempi. Allo scopo di comprendere a fondo la struttura di base che presiede alla Filosofia Ermetica, è necessario risalire alle origini di tale dottrina occulta dalle valenze simboliche e operative. Tra i documenti maggiormente salienti dobbiamo annoverare appunto, il celebre Corpus Hermeticum, una raccolta di scritti filosofico-religiosi riconducibili all’epoca tardo-ellenistica e attribuiti a Ermete Trismegisto, il Tre volte Grande. Questa figura, identificabile anche con il Mercurio dei latini, è in perfetta osmosi, come spiegato, con il dio egizio Thoth, il Dio che dispensa agli uomini la scrittura. Le caratteristiche principali dei testi menzionati riassumono in sé una dottrina esoterica dai contorni misterici, nella quale si manifesta una divina rivelazione dispensata agli umani dallo stesso Ermete, non attraverso una dimostrazione di ordine razionale o per mezzo di deduzioni logiche, bensì mediante una sorta di Iniziazione Misterica, come da poco spiegato. Il livello notevolmente elevato di questi scritti, dalla matrice spirituale, morale e segreta, assunsero notevole importanza durante il Medioevo e nel corso del Rinascimento, tanto che Ermete Trismegisto venne considerato un profeta pagano del Cristo. Fra gli insegnamenti più significativi inerenti al Corpus Hermeticum rinveniamo il Pimandro e l’Asclepio, pervenutoci in versione latina dall’originale greco conosciuto come Lògos tèleios o Discorso perfetto. Da questo punto di vista è giusto segnalare alcuni frammenti di notevole valore documentale relativi ai ventidue estratti di Stobeo, tra questi la Kore Kosmou o Pupilla del cosmo. Non meno importanti i tre testi ermetici in copto, appartenenti alla biblioteca gnostica ed ermetica di Nag Hammadi (alto Egitto) portati alla luce nel 1945. Uno dei trattati riveste particolare risonanza. Stiamo parlando dell’Ogdoade e dell’Enneade, nel quale viene descritto il bacio sacramentale che il mistagogo porge al discepolo, atto dalle profonde connotazioni ermetiche che allude al viatico iniziatico e alla conseguente trasmissione del Sapere. Non è casuale il fatto che all’interno della Cabala si parli di una trasmissione orale che viene tramandata da bocca a orecchio, a sottolineare che la bocca è lo strumento elettivo da cui viene partorito il Verbo segreto. Nello Stobeo è scritto: “E, tra gli esseri, non ce n’è uno vuoto del Logos dell’esistenza. L’essere non potrebbe essere essere, se non fosse pieno dell’esistenza. Infatti, quello che è esistente non può mai divenire vuoto. Non sono dunque vuote alcune cose, o Trismegisto, come Nessuno degli esseri è vuoto, soltanto il non essere è vuoto, estraneo all’esistenza”. In queste parole è contenuto quel concetto trascendente in cui si ravvisa la presenza di uno Spirito Immanente, che permea ogni cosa: esseri umani, animali, pietre, fiumi, rocce e tutto quanto sia espressione del suo afflato. E’ in questa direzione che si palesa il senso riposto dell’aforisma greco “Pan En To Pan” (Il Tutto nel Tutto). Nella Filosofia Ermetica l’essenza di tale forza spirituale coincide con l’Ermete interno, l’ente occulto e geniale il quale, una volta ridestato, fa udire la sua voce e conferisce l’ispirazione ermetica o lampo geniale che consente di pervenire alla realizzazione interiore. Quest’ente occulto o Mercurio creativo, autentica matrice immaginativa, istruisce l’uomo fisico facendo insorgere l’Uomo Storico.


L’occulto Thoth : il Germe del Sapere

L’egizio Thoth, identificato dai Greci con il loro Ermete, al quale avevano dato l’appellativo di tre volte grande, secondo la tradizione era scrivano degli dèi, nonché divinità della sapienza. Sotto questo profilo veniva considerato autore di libri religiosi e si dice che il ritrovamento del Corpus, scritto che ancora oggi suscita dispute circa la sua vera origine, fu scoperto nel 1461 da uno dei messi della luce,  Leonardo da Pistoia, nel corso di un suo viaggio in Oriente. La missione, per così dire, gli fu affidata da Cosimo de' Medici che lo aveva ingaggiato con lo scopo di recuperare i tesori dispersi della letteratura greca. L’uomo, a quanto sembra, rinvenne il prezioso volume  (contenente i primi quattordici libri) in Macedonia. Il Magus, alla stregua di Ermete, è colui che attinge il suo potere dalla conoscenza profonda della Natura, espressione del Tutto e delle idee archetipe che originano una sinergia con il mondo e a questo si connettono. Le immagini, le parole, le statue, i talismani, da questo punto di vista sono per lo Jerofante elementi intermediari vitalizzanti, che unificano i due mondi - fisico e metafisico - traendo dalle stelle gli influssi secretati, sposando le cose inferiori a quelle superiori. Ciò spiega nell’assunto oramai noto della Tabula Smaragdina, il concetto di Alto e Basso con allusione alle due sfere e alla immensa rete di interconnessioni che il mago deve padroneggiare, in modo da tracciare un ologramma ideale che consenta di creare o, se vogliamo, ricreare particolari condizioni di ordine trascendente. Uno stato ermeticamente ispirato, che permetta di seguire la totalità dei percorsi che collegano i due mondi. Attraverso tale commistione egli si ricongiungerà all’Essenza o Quintessenza, per mezzo di questi processi, sarà in grado di modificare la materia e plasmare nuovamente le forme, che in magia sono le fonti primarie sulle quali si deve agire. La concezione da noi descritta fa capo al pensiero ficiniano ricollegabile alla figura dell’Uomo-Dio, latore di un messaggio di liberazione. Messaggio che allude alla possibilità di svincolarsi dalle catene che generano asservimento a un falso dio. Il Magus, dunque, secondo l’immagine dettata da Ficino, è padrone del proprio destino, creatore di mondi e signore della materia visibile e invisibile. Entrato nella sfera demiurgica quindi, seduto alla destra di Colui che regna al di sopra del fuoco cosmico, espressione della sostanza creatrice, realizza il potere assoluto che deve essere accompagnato dalla perdita della personalità egoica. La concezione dettata da Marsilio si avvicina al Paganesimo dell’antichità sotto le spoglie del Neoplatonismo. In questo ambito filosofico il Magus è, come già spiegato, padrone della suo essere e della natura, e nulla di ciò che è posto al di sopra di lui può in alcuna maniera limitarlo nella sua ascensione verso la libertà assoluta. L’uomo del Corpus Hermeticum, in sostanza, è dotato del divino potere creativo e si palesa appieno nell’immagine dell’uomo rinascimentale, che incomincia a liberarsi dai vincoli dell’universo a gradini, proposto dalla cultura medievale, per proiettarsi al centro del Macrocosmo (Universo) quale elemento radiante irraggiante energia, autentico Sole spirituale ed ermetico. La concezione di una creazione costituita a livello simbolico da gradini ricorda la dottrina platonica, all’interno della quale i vari concetti, anche se in alcuni casi divergenti tra loro, erano ripartiti in ristretti ordini cosmici piramidali e a gradini. Al pari di una scala musicale ascendente della Creazione, secondo la scuola di Platone l’Universo si manifestava impetuosamente, scaturendo dall’Uno, dal bene supremo, per poi seguire gli intervalli delle leggi armoniche. L’equilibrio cosmico in questione è riconducibile anche a Pitagora e alla sua dottrina dell’armonia delle sfere.

La visione aristotelica dell’universo e dei regni lunari

Aristotele, allievo di Platone invece, propose una raffigurazione dei corpi celesti e del Macrocosmo dalle valenze esoteriche ed alchimiche. Secondo il sapiente filosofo greco, infatti, l’Universo era composto di quattro elementi corruttibili: la Terra, l’Acqua, l’Aria il Fuoco. Il nostro Pianeta, al contrario, si trovava racchiuso entro due sfere concentriche, da lui definite rispettivamente: regione sublunare, ovvero il regno dei quattro elementi in cui si determinavano i mutamenti dovuti alla generazione e alla corruzione; regione sovralunare, il regno della purezza e della perfezione. In effetti, Aristotele riteneva che la Luna fosse simile a una sfera cristallina perfettamente liscia e composta da un quinto elemento incorruttibile chiamato Etere. Incastonata in questa sfera di cristallo, il cui centro coincideva con il centro del mondo, essa era necessariamente soggetta a un moto perfetto, ovvero a una combinazione di movimenti circolari aventi un medesimo centro. L’Etere pur rimanendo nella sua sede naturale, poteva ugualmente continuare a muoversi poiché il suo moto proprio era circolare. La sfera dei quattro elementi era contenuta nelle sfere concentriche di Etere, alle quali appartenevano gli astri che si muovevano attorno alla Terra. Nella configurazione di Aristotele, in poche parole, l’Universo rappresentava una sfera infinita con al centro la Terra. L’insieme di elementi presentati è rapportabile ai vari corpi aurici dell’organismo sottile del mago che si intersecano e interagiscono tra loro. Tornando all’esposizione del filosofo greco circa il Macrocosmo, apprendiamo che le cose esistenti nella porzione di universo assegnata ai quattro elementi non eterei erano soggette a forme diverse di trasmutazione (concezione magico-alchimica); esse potevano mutare quantitativamente, nascere o morire. La teoria del movimento e della casualità elaborata dal seguace di Platone ci fa comprendere meglio quanto esposto. Da questo punto di vista il movimento era connesso essenzialmente con l’ordine cosmico, poiché questo rappresentava il passaggio di una sostanza da un elemento all’altro (mutazione degli elementi costitutivi). La componente occulta e alchimica è evidente, e il suo rapporto con la sfera creativa del mago e delle dimensioni parallele è altrettanto palese. Tra l’altro, i quattro elementi sono riconducibili anche ai quattro corpi sottili dell’essere umano evoluto e ai centri radianti corrispondenti: Centro terrigeno (piedi), Centro acqueo (genitali), Centro igneo (plesso solare), Centro aereo (gola).  La totalità delle nozioni esaminate concretano quell’aspetto magico che si sostanzia per mezzo di una tradizione millenaria più volte riadattata alle varie epoche, ma strutturalmente immutata. Il cerchio si chiude, ma l’opera va avanti poiché non ha mai fine, sempre si rinnovella e si riproduce all’infinito e non conosce il finito. Ora il processo è attivo e dinamizzato nella sua perfetta sintonia con il Tutto, vero Maestro e sapiente illuminato che mostra il sentiero del magico incanto.

Stefano Mayorca

Pubblicato su “Elixir” N° 11