Geometria Filosofale:
forme psichiche e Sacra costruzione interiore
La ricerca affannosa della perfezione, di una via espressiva capace di catalizzare l’attenzione sulle tematiche universali, cosmologiche, magiche, ermetiche, alchimiche e spirituali, apportatrici di Luce e messaggere di quell’afflato superno che anela al Divino, è stata da sempre al centro di un pensiero ermetico di notevole portata. Attraverso opere immortali, le antiche civiltà hanno tentato di lasciare una traccia imperitura del loro passaggio terreno, ma soprattutto della loro profonda conoscenza delle dinamiche celesti, dei ritmi cosmici, dei segreti di Natura. La necessità di dare forma all’idea, specchio sublime di un sapere millenario per mezzo di materiali che durassero nei secoli, ha costituito da sempre la traccia indelebile di un iter iniziatico sostanziato mediante la costruzione di edifici sacri, guardiani inviolabili della Conoscenza Assoluta. Nel cuore dei luoghi cultuali, deputati a racchiudere le coordinate celesti di una simbologia remota, è celato un messaggio dalle connotazioni universali, un mosaico infinito le cui tessere disperse devono essere ricomposte e assemblate, alfine di ricreare il quadro originario, il volto rifulgente del Sole Sapienziale. In tal modo, quel che era andato disperso (Solve) potrà essere nuovamente riunito (Coagula) e la Tradizione, il Verbo di luce, preservato dalle ingiurie della profanità corrompente. La necessità di rivolgersi alle forze ignote di entrare in contatto con la sapienza trascendente, ha fatto sì che gli uomini del Neolitico erigessero in ogni parte del Pianeta immensi santuari di pietra, progenitori delle misteriose cattedrali gotiche. I tumuli litici, gli anelli di sassi, gli allineamenti sacri di Carnac, in Francia, le colossali strutture megalitiche testimoniano la volontà di accedere a un corpus dottrinale risalente alla notte dei tempi e di fissarne i dettami in opere immortali, le più antiche espressioni dell’ingegno e della simbolica ermetica primordiale. La geometria sacra, in poche parole, rappresenta una via d’accesso per la realizzazione della Grande Opera. Un percorso sapienziale che si snoda attraverso le misure e i numeri. Il sommo Pitagora, quando rese noto il suo teorema, non fece altro che concettualizzare il sapere degli antichi Egizi. Non a caso, a Eliopoli, la casta sacerdotale era in possesso di nozioni geometriche avanzate. Gli Egizi consideravano di primaria importanza il triangolo rettangolo e secondo alcuni studiosi, questo straordinario popolo era giunto alla conoscenza e all’applicazione del teorema di Pitagora come studio del rapporto tra verticale, orizzontale e angolo retto e del rapporto al quadrato. Al quadrato - quaternario magico - gli Egizi attribuivano un valore magico poiché il quattro era da loro ritenuto sacro. Dallo studio del triangolo rettangolo giunsero a individuare la famosa Sezione Aurea, riproposta nel 1400 dal matematico e frate francescano Luca Pacioli che ne ricavò un trattato, il De Divina Proporzione. Platone, nella sua opera immortale, Repubblica, parlando della geometria sacra era solito dire: “La geometria è conoscenza di ciò che sempre è…Potrebbe fare da argano all’anima per attirarla verso la verità”. Questa digressione sui costruttori delle piramidi non è volta solamente a chiarire il concetto di geometria sacra, ma soprattutto a dimostrare inequivocabilmente che la scienza operativa precede la teorizzazione. Tale aspetto è valido anche per i costruttori di cattedrali i quali, pur ignorando la geometria descrittiva a tre dimensioni e la stereotomia, realizzarono ugualmente ciò che oggi sarebbe impossibile ottenere senza il ricorso a tali strumenti; così come gli Egizi studiarono e sfruttarono le proprietà del triangolo equilatero e della sezione aurea. Gran parte delle volte e degli archi a sesto acuto delle cattedrali furono tracciati proprio servendosi di un triangolo equilatero. Quanto sinora esposto pone in evidenza un’esigenza pratica, volta a semplificare il lavoro tramite disegni facilmente leggibili, semplici da copiare e da ingrandire a vantaggio dell’esecuzione. Una ricerca stilistica basata su una forma ritenuta di origine divina e in questo caso adottata persino come simbolo della Trinità. In maniera analoga, la sezione aurea consentiva, grazie alla sua intrinseca peculiarità, di generare indefinitamente la medesima proporzione con un semplice tratto di compasso o di corda, ma era anche un richiamo palese all’ordine e all’armonia che regna nell’universo creato. Armonia che si esprime anche per mezzo di particolari sonorità, giacché il suono è alla base della creazione.
Cistercium: i sacri costruttori
Questa configurazione si sposerà in seguito con l’alchimia e l’ermetismo, dando vita ad un corpus sapienziale estremamente complesso le cui tracce sono tuttora presenti in alcuni ordini religiosi del passato; basti pensare ai monaci cistercensi, i costruttori di cattedrali, che nell’edificare le costruzioni sacre applicavano la regola dell’alchimia totale, o architettura simbolica e sacra, al cui interno sono ravvisabili i semi della massoneria pura. Tali edifici, in perfetta osmosi con altri analoghi, come la cattedrale di Chartres, in Francia, racchiudono un importante messaggio di ordine cosmico e universale. La chiave interpretativa, insita nel simbolismo espresso dal messaggio stesso, nasconde rivelazioni dalle valenze iniziatiche profonde. Allo scopo di comprendere gli insegnamenti occultati nella geometria sacrale che compone le cattedrali, il saggio si sforza di realizzare in sé tutta la perfezione di cui è capace la natura umana. Gradualmente si modella da solo, allo scopo di trasmutarsi da pietra grezza a pietra rigorosamente cubica (pietra filosofale). I simboli utilizzati dagli antichi costruttori confluiscono in qualche maniera nella visione alchimica, soprattutto per ciò che concerne l’idea della pietra la quale, secondo il grande esoterista del XIX secolo Eliphas Levi, rappresenta: "Nell’ordine divino la vera scienza universale, dalla base quadrata, solida come il cubo, assoluta come la matematica; nell’ordine naturale la vera fisica, quella che deve rendere possibile per l’uomo la regalità e il sacerdozio della natura, facendolo re e sacerdote della luce che perfeziona l’anima, le forme, trasforma i bruti in uomini, le spine in rose e il piombo in oro". Come nel caso dei monaci cistercensi, sapienti iniziati ai misteri delle volte e degli architravi, maestri muratori che giravano l’Europa per innalzare cattedrali e conventi, chiese e abbazie, basandosi su calcoli segreti e segni misteriosi intimamente connessi con la Grande Opera. Questi monaci non a caso provenivano dalla Francia, dove le costruzioni sacre avevano raggiunto il massimo splendore e dove il retaggio alchemico era profondamente radicato. Cistercium era la traduzione latina di Citeaux, località sita a cinque miglia da Digione, dove era sorto questo ordine monastico che assunse con il tempo una struttura di ordine iniziatico il cui schema verticale alludeva alla figura piramidale. Alla sommità di tale glifo si trovava l’abate di Citeaux, seguito dalle quattro confraternite di La Fertè, Pontigny, Clairvaux e Morimond e giù giù fino all’ultima abbazia, legandosi tra loro in una sorta di albero genealogico che permetteva un effettivo controllo di tutti i monasteri. All’interno di tale simbologia, connessa con un preciso intento sapienziale, si alternavano conoscenze astronomiche, astrologiche, alchemiche, geometriche e matematiche, vicine in qualche modo alla dottrina pitagorica che nei numeri e nelle geometrie rinveniva il volto segreto del Divino. Nell’ambito della regola monastica erano presenti elementi complementari al sentiero ermetico–alchemico. Il monaco, allo stesso modo del sapiente, per realizzare l’Ars Regia doveva dominare le attrazioni elementari eliminando tutto ciò che riguardava la parte bruta, bassa e istintiva, allo scopo di attirare il Fuoco del Cielo per incorporarselo. Attraverso detto processo, avrebbe dunque sormontato l’animalità ottenendo il pieno possesso di sé. Unificando tali assiomi si penetrava nella sfera della Geometria Filosofale enunciata dal grande Platone, che a tale riguardo affermava: “Nessuno entra qui se non è un geometra”. Con queste parole, il sommo filosofo allontanava dalla sua Scuola iniziatica coloro che non erano pronti a percorrere il sentiero sapienziale. La Geometria Filosofale non è assimilabile a quella di Euclide, basata sulla scienza della misura e dello spazio, ma è riconducibile piuttosto a una geometria più sottile e spirituale, a un’arte che permetteva di ricollegare le idee alle forme e rendeva possibile leggere i segni composti da linee, analoghi alle figure dei geometri. Attraverso questo percorso, il monaco risaliva alle concezioni fondamentali dell’intelligenza umana in modo autonomo, senza alcun suggerimento esterno, giungendo quindi a concretare la materia prima della Grande Arte, l’idea pura non falsata dall’espressione verbale che andava estrapolata dalla miniera interiore, il laboratorio umano (o pozzo) dove era celata la Verità. Così si spiega il celebre motto Silentium estAurum. Seguendo tali dettami i cistercensi innalzavano e vivificavano le sacre cattedrali al cui interno era custodita una conoscenza senza tempo, un segreto incomunicabile e una misteriosa energia magnetica… Energia che potremmo definire di tipo vibratorio, come viene enunciato dalla dottrina ermetica: “Nulla è in quiete, ogni cosa si muove: ogni cosa vibra”. Il principio appena esposto fu proclamato migliaia di anni fa dai sapienti dell’antico Egitto e oggi la scienza moderna conferma il senso di tali parole. In base a questo assunto, le differenze che intercorrono tra le diverse manifestazioni della materia, dell’energia, della mente e anche dello spirito risultano scaturire dai diversi quanta di vibrazione. Dal Tutto - formato da puro spirito - sino alle forme più grossolane della materia, tutto vibra. Quanto più alta è la vibrazione tanto più alta è la posizione sulla scala della spiritualità. Possiamo dire a riguardo che la vibrazione dello spirito è composta da un tale grado di intensità e di rapidità da sembrare praticamente in quiete, alla stregua di una ruota che gira tanto velocemente da apparire priva di movimento. Dall’altra estremità di questa scala ideale vi sono le forme grossolane di materia, le cui vibrazioni sono talmente basse da rasentare l’immobilità. Nel cuore della cattedrale la vibrazione ovviamente è di tipo maggiormente elevato e di conseguenza estremamente rapida: ecco uno dei segreti criptati nelle strutture sacre. Attraverso l’imitazione della Natura, i monaci iniziati tentavano di carpire il segreto stesso della Vita al fine di scoprire la materia unica (o Quintessenza) rappresentata dall’Oro dei filosofi. Secondo questo principio la Natura è la sposa di Dio, che la feconda perché possa generare la creazione. Così, il soffio Divino, il Fuoco centrale e Universale vivifica tutto ciò che esiste. La Natura quindi è costruita in base a un progetto unitario espresso dalla legge unica, al di fuori della quale nulla può considerarsi attivo e interagente con il resto dell’Universo. Ogni cosa è l’espressione del Tutto, il vero volto dell’Assoluto. Nell’ambito della conoscenza ermetica l’Assoluto veniva descritto con queste parole: “ Mentre tutto è nel Tutto, è ugualmente vero che il Tutto è in tutto. Colui che ben comprende questa verità possiede un grande sapere”. Il Tutto è immanente e si trova sia all’interno che all’esterno dell’involucro psichico, permea ogni cosa e si espande oltre i confini del conosciuto. Mediante i simboli tale sapere diviene operativo, si concreta in virtù di segni che evocano le idee come, per esempio, le nostre cifre che si leggono indifferentemente in qualsiasi lingua, conservando sempre il medesimo significato. Penetrando nel linguaggio occulto si riesce a dare un senso ai tracciati più semplici estrapolando da essi l’Arcano. Per evitare qualunque profanazione, quindi, gli autentici iniziati attuavano la disciplina del silenzio (Silentium est aurum) parlando solo se necessario e con i discepoli più fidati. La Verità unica veniva affidata alle immagini, alle allegorie e i simboli alludevano a ciò che poteva essere intuito piuttosto che interpretato. Le mitologie e i poemi antichi in proposito, racchiudono misteriosi insegnamenti che si ritrovano nelle tradizioni religiose di tutti i popoli, negli emblemi ricorrenti nei vari culti e persino nelle favole o nei racconti dedicati alle fate delle leggende popolari. Si comprende perciò come all’interno di alcune opere letterarie legate all’ordine dei cistercensi e, in generale, in altri testi religiosi, risiedono insegnamenti sapienziali velati da complesse simbologie che procedono a mezzo di immagini e parole, il cui senso riposto contiene valenze di tipo iniziatico, ermetico e alchimico, visibili solo a coloro che sono in grado di decifrarle.
La Pietra: corpo, materia e Spirito
La cerimonia relativa alla posa della prima pietra merita un attento esame. Tale cerimonia, a tutti gli effetti, aveva la connotazione di un rito religioso volto a infondere vita e spiritualità alle fondamenta della futura cattedrale. L’officiante inscriveva su ciascuna faccia delle pietre-simbolo una croce recitando: “Signore Gesù, Figlio del Dio vivente…Tu che sei la pietra angolare…benedici questa pietra che sta per essere posta nel Tuo nome”. Nella espletazione del rituale rinveniamo elementi di ordine magico che riconducono alle antiche cerimonie sacerdotali. Aveva così inizio il cammino per l’edificazione spirituale, che partiva dalla conformazione interiore dei costruttori per giungere sino al concetto di saldezza e resistenza della pietra. Del resto, nell’ambito del Cristianesimo, ma più ancora nel contesto cristiano delle origini, la Chiesa di pietra, oltre ad essere un’immagine della immutabilità divina, raffigura anche il corpo mistico, la Chiesa delle anime. In altre parole i fedeli sono le pietre viventi che interagiscono con le pietre, che costituiscono l’edificio sacro. In questo modo si crea la fusione atta a creare il corpo unico, o per meglio dire, corpo, materia e Spirito. Nella struttura sacrale è racchiuso, dunque, il messaggio simbolico legato all’uomo quale elemento in perenne sviluppo che, con il suo rinnovamento interiore - processo alchimico interno - dà vita al corpo attivo e non più passivo. Così egli diviene consapevole della Creazione (Alchimia totale) e cosciente della sua origine divina. Nelle forme della cattedrale è celata la geometria mistica che corrisponde alle divine proporzioni della creazione universale. Si concreta, in tal modo, il contatto con l’Eterno, immutabile principio creativo: Dio.
La Sagrada Famiglia
Gaudì architetto-alchimista
Antoni Plàcid Guillem Gaudì Y Cornet, maestro del Modernismo spagnolo, Architetto-alchimista, uomo di fede e al contempo profondo cultore del sapere ermetico, fu il geniale restauratore della cattedrale di Maiorca e il sapiente che diede vita alla sublime facciata della Natività della Sagrada Familia. Per Gaudì, l’originalità passava per il recupero di una tradizione legata alle origini, come la croce tridimensionale che campeggia sulle sue costruzioni, composta di tronchi di piramide e molto simile alla croce rondinina dei Cavalieri Templari. Nella sua opera architettonica compaiono simboli alchimici quali Urania (l’Alchimia), Saturno (Il Caos primordiale o Nigredo alchimica), la Clessidra (il tempo che cadenza le operazioni ermetico-alchimiche), gli Argonauti (naviganti che cercano il Vello d’Oro, ricerca finalizzata al rinvenimento di un oggetto sacro), il Bastone caduceo di Hermes-Mercurio, la Cornucopia dell’abbondanza (oggetto omologo al leggendario Santo Graal). Profondo conoscitore dei simboli alchimici e cosciente del fatto che molti edifici cristiani sono autentici contenitori di simbologia ermetica, rinviati ad una forma di conoscenza superiore sconosciuta al volgo, il grande architetto volle eternare nelle sue costruzioni l’ombra della Grande Opera. Non dimentichiamo che Gaudì frequentava il console francese a Barcellona, Ferdinand Lesseps, intimo amico di Fulcanelli. E fu proprio a casa del console che Fulcanelli compì la sua seconda trasmutazione del piombo in oro. Ed ecco che la splendida Sagrada Familia si anima di simboli, sigilli, segni e chiari riferimenti ai processi dell’Alchimia trasmutativa. Gaudì si recò a Montsègur per effettuare delle complesse ricerche relative alla rifrazione della luce ai Solstizi e agli Equinozi, inserendo segrete armonie e magiche corrispondenze nella facciata della Sacra Famiglia. Ispiratosi al mitico Tempio di Re Salomone, cercò di riportare la sua opera agli splendori della Tradizione. Nella rifulgente armonia sacra di geometrie, pietre, misure celesti è racchiuso il mistero Aureo della Domus, che ci riporta alla mente l’imponente edificio di neroniana memoria. È scritto nella Bibbia: “La casa sarà edificata per Sapienza e sarà stabilita per prudenza” (Proverbi, 24, 3).
Stefano Mayorca
Pubblicato su Totem (Edizione Acacia-2010)