Aurum, L’Oro Hermeticum

Nell’ambito della concezione alchimica - badate bene, ho scritto alchimica e non alchemica, poiché la prima è la forma corretta - si sostanziano dei processi di natura trasmutativa che presiedono ad un cambiamento di ordine elementale e cioè degli elementi interni-sottili dell’essere umano, delle cose che apparentemente ci sembrano inanimate, ma non lo sono, e di altri aspetti che sottendono alla vita universale e cosmica. La rivelazione che può emergere dalle pratiche d’Alchimia è essenzialmente ermetica, aderente a quella Tradizione primigenia che racchiude in sé i segreti della vita e della morte. Le operazioni eminentemente pratiche celano in sé simbologie parallele che sono mirate a disvelare concetti dalle valenze arcane, alludenti a una forma di ascenso iniziatico di alto valore realizzativo. Ciò non significa che la dottrina alchimica non sia nella sua espletazione concreta una scienza materiale, le operazioni metallurgiche lo dimostrano. Tuttavia, lo sviluppo che ha fatto seguito ad un certo iter di pura sperimentazione è stato sostituito da fasi squisitamente interiori, finalizzate a concretare una separazione dalla vita profana e dalle correnti volgari che la rivestono. Mediante un lavoro di decontaminazione, l’iniziato agisce sui modelli stereotipati, che rappresentano il volto della società odierna e della religione cattolica, improntate a fagocitare la libera espressione dell’essere umano a favore di comportamenti narcotizzanti. Tutto questo non esclude che l’alchimista moderno non ricerchi anche a livello prettamente materiale, tendenzialmente però si affida a valenze di ordine sacrale, che devono condurlo a una sintesi organica deputata a rendere possibile la sua trasformazione. In tutte e due i casi, comunque, l’obiettivo da raggiungere è costituito dalla creazione di quella materia che presiede alla conquista dello stato luminoso. La sua essenza è ben descritta nel Cantico dei Cantici: “Non vogliate stupirivi ch’io sia scura, perché così m’ha colorito il Sole. Sono nera, ma bella tra le figlie di Gerusalemme” (Cantico dei Cantici-7). Il nero che presenzia alla Fase al Nero (Nigredo) dunque, rappresenta la pietra grezza e tutto ciò che non è ancora manifesto, non fecondato. Il nero è il colore dell’iniziazione che precede la fase di chiaritudine, relativa alle forze solari che devono sorgere internamente. Parlando ancora di Nigredo, l’allusione all’archetipo femmineo connesso con la Vergine Nera è palese e nel contesto operativo della Grande Opera essa è la personificazione della Materia Prima alchimica, che racchiude il simbolo della fertilità. E’, in poche parole, la Grande Madre dei culti misterici dell’antichità precristiana ed è riconducibile alla Vergine dei Filosofi. Dal buio scaturisce la luce,  l’oro nasce nelle cavità della Terra, l’utero primordiale che pone in gestazione quanto, in un secondo tempo, deve essere partorito, dato alla luce. Il grande iniziato Stanislas de Guaita (1861-1897), nella sua affascinante opera Le Serpent de la Genèse. La Clef de la Magie Noire (Il Serpente della Genesi. La Chiave della Magia Nera, Edizioni Rebis, Viareggio 2005), scriveva a riguardo: “Tutto l’arcano sta nella preparazione del Mercurio Filosofale, o solvente universale, o Azoth dei Saggi. Si ottiene tramite una sublimazione misteriosa, applicando alla materia prima il fuoco segreto, che è l’Acciaio dei filosofi. Per preparare questo acciaio, bisogna saper utilizzare il loro Magnete. Il proprio dell’Azoth è di dissolvere tutti i metalli – nel caso particolare, l’oro e l’argento – e di ricondurli alla loro prima sostanza mercuriale, eliminando il nodo gordiano che univa questo Mercurio elementare del metallo, al loro Zolfo”. A livello organico, il Mercurio di cui si fa menzione corrisponde alle sostanze spermatiche e fecondanti. Il celebre occultista e iniziato Eliphas Levi (1810-1875), nel suo testo Storia della Magia (Edizioni Atanor, Roma 1985), così descriveva questa materia mercuriale: “Tutto si rigenera grazie al solvente universale che è la sostanza prima. Questo solvente concentra la sua forza  nella quintessenza, cioè nel centro equilibratore di una doppia polarità. La vibrazione della quintessenza intorno delle riserve comuni si manifesta per mezzo della luce, e la luce rivela la sua polarizzazione per mezzo dei colori. Il bianco è il colore della quintessenza. Verso il polo negativo questo colore si condensa in blu e si fissa in nero; ma verso il polo positivo, si condensa in giallo e si fissa in rosso. La via irraggiante va dunque dal nero al rosso, passando per il bianco; e la via assorbente ridiscende dal rosso al nero, attraversando gli stessi colori”. Il Rosso alchimico, o Rubedo, per dirla con de Guaita, emana i vapori rosso papavero i quali muovono nel cielo filosofale in dense volute e la materia, dapprima deliquescente, si dissecca, entra in fusione e successivamente si fissa tramite raffreddamento in piccoli grani rosso scarlatto. Questo è il Regime del Sole, il Bambino di Gloria è nato, la Pietra Filosofale realizzata, l’Oro ermetico è stato originato.

Trasmutazioni psico-interiori

L’Alchimia, nella sua espressione più alta, dunque, è sinonimo di trasformazione o trasmutazione degli elementi umani e spirituali. Sotto questo profilo ogni cellula viene irrorata dall’energia trasmutatoria e i centri eterici preposti al risveglio delle zone occulte, situate nel corpo dell’essere umano, rendono possibile l’integrazione dei poteri sopiti nel profondo. L’Alchimia offre al vero iniziato gli strumenti elettivi per un totale e graduale disfacimento della vecchia personalità, a favore di una nuova rinascita, sancita dalla comparsa dell’Uomo Antico – o Dio interiore -  celato nel subconscio. In merito a questo, i processi alchimici danno vita a un lento e costante sviluppo di quelle facoltà citate sovente negli antichi trattati sapienziali. Fin dai tempi più remoti, la Conoscenza si serve dell’apparato umano come un laboratorio nel quale convergono vibrazioni macrocosmiche (universali), volte a irradiare l’intero organismo invisibile e, in seguito, anche quello somatico. Si genera così l’unione degli opposti e la fusione tra l’Alto e il Basso, lo Spirito e la materia, l’ultraumano e l’umano. Si palesa in questo modo il concetto del Plerona - che ritroviamo in ambito gnostico - dove gli opposti si estinguono e si interpenetrano per dare origine all’immagine dell’uomo quale emanazione del divino, la cui parte luminosa anela alla trascendenza mentre quella oscura (ombra) interagisce con la Terra (materia): quando gli estremi (opposti) si riuniscono, l’Unità (uomo visibile e uomo eterico) ritorna alla luce. Gli strati superflui dell’educazione profana e dei numerosi condizionamenti subiti vengono in tal modo dissolti gradualmente allo scopo di favorire il ricongiungimento con l’Essere magico, il Maestro interiore che opera nell’intimo. La morte simbolica della personalità umana legata alla natura inferiore allude alla Nigredo alchimica o putrefazione delle emanazioni materiali e istintuali dell’uomo. L’uomo nuovo si ricostituisce integralmente originando una nuova natura e un codice percettivo totalmente sconosciuto, che solamente il rinato è in grado di utilizzare e comprendere. L’Uomo Nuovo, il Risvegliato, si ricongiungerà infine con l’Unità primigenia, operando in questa maniera la fusione con l’Assoluto reintegrando lo stato primevo riconducibile all’Androginia dei primordi. Non a caso nell’essere umano coesistono due principi capaci di rigenerare e riequilibrare: l’elemento Isideo o lunare (femmineo) e quello Osirideo o solare (mascolino). I due aspetti appena citati corrispondono anche allo Yin e allo Yang, e alle due energie contrapposte negativa-positiva e positiva-negativa. Di preferenza gli alchimisti hanno posto in parallelo Sole e Luna, essendo gli elementi primari di una dualità indissolubile. In tale concezione la Luna diviene rivelatrice del vero Sole spirituale, la cui luminosità non colpisce direttamente né i sensi né le facoltà intellettive. La Luna, specchio che rimanda la luce solare, diviene in tal modo l’Iside, la Madre di qualsivoglia oggettività, e il Sole, che rimane celato come Osiride, è il padre della spiritualità. Da questo punto di vista la Luna viene raffigurata piena, mentre  normalmente l’ideografia alchimica la rappresenta in fase crescente alludendo all’Argento (con riferimento all’ordine dei metalli).

Il Magistero del Sole

La concretizzazione dello stato androginico passa per certe fasi e al culmine l’Uomo Rosso (Zolfo) si innamora della Donna Bianca (Mercurio). Tuttavia lo sposalizio alchimico tra il Re e la Regina non è ancora compiuto. Si manifesterà mediante l’attrazione esternata dal Mercurio il quale, entrando in empatia con lo Zolfo sublimato, agirà e in quel momento lo Zolfo si lascerà compenetrare e coagulare dalle sostanze mercuriali. Lo Zolfo-Re incarna simbolicamente l’aspetto volitivo dell’alchimista e allude alla capacità interiore che gli consente di staccarsi da tutto quanto è disarmonico e profanamente meschino. Questa regalità nobilitante non ha nulla a che vedere con il mondo volgare e con le correnti basse che lo animano. La condizione di cui stiamo parlando viene acquisita a livello spirituale (da non confondere con la spiritualità religiosa), dall’adepto reale dell’Arte Regia il quale, è ormai degno della Regina o Vergine Celeste. Sono queste le nozze tra lo spirito incarnato - imprigionato nella forma carnea e materiale – e la Principessa divina. Questa unione, il matrimonio sacro, si celebra dentro di noi. Il suo obbiettivo immediato è la preparazione dell’Oro filosofico, simbolo della perfezione e della realizzazione ottenute a livello individuale. L’Oro, la sua vera essenza, la Pietra Filosofale, è al contempo umana e divina. La sua parte umana (sostanza) è individuabile nel Sale purificato, la parte divina, invece, è correlata allo Spirito mercuriale che tutto divinizza entrando in commistione con lo Zolfo individuale. Si realizza così la figura sacra, il Sigillo di Salomone: l’Acqua Celeste che si sposa con il Fuoco infero, Fuoco, che ormai convertito, viene posto al servizio della Grande Opera. Cambiare sé stessi, questa è la meta sublime alla quale anela chi intraprende il cammino alchimico. La mutazione esterna deve corrispondere in termini operativi a una simultanea e attiva trasmutazione interiore. L’immaginazione (da Imago), strumento creativo che non va scambiato con la fantasia fine a sé stessa, è il mezzo che consente di mettere a fuoco procedimenti immaginativi registrando impulsi ideali e tensioni liberatorie della psiche. Realizzare l’Oro significa redimere la condizione di servaggio che imprigiona l’essenza del vero Essere. Vuol dire mettere in atto un capovolgimento delle energie istintuali attraverso un’azione creativa che si proietta, con una simbologia di corrispondenza, nel medesimo corpo del mondo. In tal modo l’alchimista concreta faticosamente l’Opus, il processo alchimico. L’Oro, o Pietra Filosofale, è dunque anche un simbolo della ricchezza spirituale che l’iniziato consegue, della luce rivelatrice e di una bellezza che viene estratta, prelevata, con travagliate operazioni dalle tenebre che rivestono la natura umana. I procedimenti che dall’ombra conducono verso la luce e dal piombo traggono l’Oro, sono analogicamente correlati ai tempi divini della Genesi, della creazione del mondo. Parto arcano, che pur essendo di matrice fisica si è sostanziato tramite l’intervento immateriale del Verbo (Fiat Lux). La Parola che da’ la vita, che rende manifesta la virtù creativa del linguaggio magico-operativo è alla base delle dinamiche alchimiche, ed è in stretta corresponsione con la Cabala (o Kabalà) che studia e indaga sulle intime associazioni, le simbologie e le misteriose polivalenze del Verbo (parola creatrice). Questo processo si esterna anche servendosi di una figurazione simbolica che agisce a livello matematico-geometrico (o cabalistico). In tale contesto viene utilizzata la Cabala delle forme geometriche, che contempla il passaggio da una forma quadrata (separazione formale) alla forma circolare e unitaria (quadratura del cerchio). L’operazione in questione è ben descritta nell’opera alchimica conosciuta come Atalanta fugiens, di M. Maier (Oppenheim – 1618): “Fa un circolo dal maschio e dalla femmina, quindi un quadrato, poi un triangolo, fa un circolo ed avrai la Pietra Filosofale”. La sfera (simbolo solare = Oro) del resto, configura anche il punto originario dal quale si diparte il caos - espressione della Nigredo - che prende vita dall’unità indistinta del caos stesso, con lo scopo di realizzare la scissione della materia che in tal modo si scompone. Da tale scissione si potrà risalire all’unità superiore della Pietra Filosofale. Aristotele affermava che la Prima materia si associa alle quattro qualità conosciute come: secco, freddo, umido e caldo, e che in tal modo questa sostanza primigenia si sviluppa all’interno dei quattro elementi. Secondo Aristotele, alterando queste quattro qualità è possibile modificare anche le composizioni elementari delle sostanze al fine di trasmutarle. Seguendo la teoria aristotelica si addiviene al fatto che il lavoro dell’alchimista consiste specificamente nella conversione (rotatio) degli elementi, affinché la natura della pietra passi da una natura all’altra. In base a una legge che viene attribuita al sommo Pitagora, il numero quattro, o quaternario, determina lo spettro di tutte le possibilità terrene. Il quinto elemento aristotelico, la sottile Quintessenza, si trova quindi esclusivamente nel Cielo Superiore dove arde il Fuoco Divino. Al fine di riportare sulla Terra il quinto elemento, l’alchimista deve operare innumerevoli rotazioni. Per raggiungere tale scopo necessita oltrepassare l’estrema periferia del mondo inferiore, denominato Anello di Saturno, che separa la Terra dal Paradiso. Superare il regno di Saturno (o Crono, dio greco del tempo), vuol dire superare il confine della temporalità lineare effimera e ingannatrice, e varcare la soglia dell’Aureo tempio dell’eterna giovinezza confluente nella divina circolarità. L’elisir dell’eterna giovinezza è nella realtà l’Oro Potabile, l’Aurum ermetico. L’oro, frutto dell’unione degli opposti, è la risultanza di una condizione interiore che va ricercata e fatta insorgere intimamente. In questo senso l’alchimista deve agire con perpetua modalità  generando il moto attivo, vera energia evocativa e creativa atta a palesare le trasmutazioni opportune che permetteranno di  concretare il Rebis alchimico. La Quintessenza, materia spirituale sottilissima, immaginata come un medium di natura luminosa che unisce e compenetra il corpo e l’anima, è il fluido impalpabile che rende possibile qualunque trasformazione. Nella sua estrinsecazione l’Aurum procede, e si irraggia nell’organismo fisico e superfisico depurandolo dalle concrezioni che ne oscuravano l’insieme, appesantendo la struttura animica dell’individuo facendolo precipitare nelle tenebre profane. Il Fuoco Filosofico che cela le correnti solari viene alimentato dallo Zolfo rosso dei Saggi, la cui immagine è riscontrabile nella figura della mitica fenice che in maniera perenne risorge dalle sue ceneri. Non a caso questo uccello favoloso dai cromatismi scarlatti che componevano il suo piumaggio era sacro al Sole e simboleggiava il principio della fissità individuale. Nella celebre Tavola di Smeraldo (Tabula Smaragdina), attribuita al Tre volte Grande Ermete Trismegisto, è scritto circa questo Fuoco rigeneratore: “ Esso sale dalla Terra al Cielo e, di nuovo, discende dal Cielo in Terra, ricevendo la forza delle cose dall’alto e dal basso. Così avrai la gloria dell’Universo intero ed ogni oscurità fuggirà da te. Qui risiede la forte forza di ogni forza, che vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida”. La materia o sostanza ignea descritta è rapportabile anche alla Luce Primordiale, l’agente creatore che si irradia contemporaneamente da ogni luogo. Si promana da un centro che non è possibile individuare a livello fisico, ma che ciascun essere rinviene in sé. Con diversi gradi di manifestazione tutti gli uomini possiedono questa sorgente, focolare di energia espansiva che interagisce con ciascuna forma vivente appartenente a qualsiasi regno naturale. Un Fuoco vitale insito in ogni cellula organica, così come negli atomi minerali, che propaga in maniera indefinita il suo irraggiamento, tanto è vero che le persone dotate di individualità promanano una radiazione luminescente che si diffonde verso l’esterno, attraverso lo spazio. Preziosa e insostituibile, questa luce rischiara la coscienza, guida la volontà e la consolida. Le nozze di cui abbiamo già parlato si concretano nel profondo del nostro essere, dove riposa l’uomo occulto che vive in noi. Quando lo Zolfo (uomo rosso) si unisce con il Mercurio (femmina bianca), l’alchimista potrà completare il ciclo delle operazioni legate alla Grande Opera e l’Aurum si sostanzierà nell’universo interiore dell’iniziato.            
  

Stefano Mayorca

Pubblicato su Hera (Acacia Edizioni-2008)