L’Incendium Amoris
Origini della filosofia trasmutativa
Nel quadro primigenio del sistema di fasi e operazioni che sottendono alla scienza alchimica, rinveniamo quella filosofia di ordine ermetico volta a fare luce sull’essenza divina dimorante in ciascun essere umano evoluto. Il corpo fisico, laboratorio integrale in cui si sostanziano i diversi cambiamenti - o per meglio dire, le mutazioni costanti dell’Essere celato - sono al centro della dottrina simbolico-pratica,fulcro di tutta la struttura permutante.Di qui, le varie combinazioni che procedono dai metalli e si estendono alla coscienza universale che unifica nel suo iter operativo il Microcosmo (uomo) e il Macrocosmo (Universo). Nel II - III secolo d.C, con ogni probabilità, si origina la divulgazione delle tecniche metallurgiche che fanno capo all’Egitto. Nel III secolo, in particolare, prende vita l’elaborazione di tecniche innovative mirate alla trasformazione (Tintura) dei metalli e delle apparecchiature ausiliari, indispensabili alla distillazione, che vengono descritte in alcune opere posteriori raffigurate anche nei manoscritti alchimici. Tra gli alchimisti dei primordi ricordiamo Chimes, Ostane, Ermete, Iside, Pibechios, Agatodemone - nomi fittizi naturalmente - e gli Alchimisti ebrei. Tra questi non dobbiamo dimenticare Maria l’ebrea, a cui si deve il trattato sui forni, purtroppo perduto, in cui si spiegava la tecnica di costruzione di queste apparecchiature specificamente alchimiche. Non meno importante è Zosimo di Panopoli, il quale menziona Maria e palesemente fa riferimento all’insegnamento di quest’ultima. È importante sottolineare che Zosimo è stato il primo autore di alchimia di cui permangono gli scritti, per esempio, le Memorie autentiche, i Capitoli a Teosebia e un insieme di trattati di natura tecnica. Nel IV secolo fanno la loro comparsa le più antiche testimonianze scritte in materia, come le ricette per la fabbricazione dell’oro, delle gemme e dei coloranti. Pensiamo ai Papiri di Leida, conservati al Rijkusmuseum e quelli di Stoccolma, custoditi al Kongelige Biblioteket Handskrifsavdelininge. In seguito si opererà una ricerca di ordine filosofico applicata alla dottrina alchimica. Il corpo dottrinario che esplica la scienza della trasmutazione dei metalli, le pratiche annesse, i simboli, vengono acquisite e recepite anche dal mondo islamico. In questo periodo vengono vergati i primi commenti sull’argomento a opera di Sinesio e di Olimpiodoro, dedicati al lavoro alchimico dello pseudo Democrito e di Zosimo. Persino all’Imperatore Giustiniano (527-565) vengono attribuiti testi sull’alchimia, secondo quanto tramandato da alcuni alchimisti posteriori. Stefano l’alchimista redige le sue Lezioni d’alchimia (o Pràxseis), dedicandole all’imperatore bizantino Eraclio (610-641). Nell’ambito della sua ricerca, si affaccia, all’interno del ciclo trasmutante legato ai metalli, una trasposizione in chiave neoplatonica. Lo stesso Eraclio viene indicato come autore di scritti sulla produzione dell’oro. Altro testo interessante ai fini di una concezione alchimica sperimentale risulta il lavoro creato, a quanto sembra, da Cleopatra (Chrysopeia), incentrato sulla figura simbolica dell’Ouroboros (il serpente che si morde la coda connesso con la partenogenesi occulta). In tale contesto si profila la simbolica dell’unione nuziale. In base alle fonti relative alla Alchimia cinese, la Camera Nuziale può essere collocata nel cerebro dell’uomo ed è in stretta connessione con le ghiandole endocrine. Da ciò si diparte uno studio correlato all’ipofisi e alla pineale. L’aspetto più secretato di questa ricerca è avvolto nel mistero che accompagna questo Corpus alchimico. Tuttavia, al centro della operatività volta a rinvenire l’oro, si riscontrano due elementi comuni che sono presenti anche in tempi a noi più vicini e che fanno capo a una duplice valenza materiale e spirituale. Nella pratica cinese l’oro (o elemento imperiale) era posto al centro della Terra ed era in rapporto con il mercurio giallo e con la vita futura (rispettivamente il realgar o solfuro “Chuè” e le “sorgenti gialle vitali”). Nel contesto operativo insito nelle fasi collegate ai suoi processi, vi era una precisa concezione imperniata sulla metamorfosi accelerata dei metalli, che era connaturata alla conoscenza della trasmutazione o maturazione naturale dei medesimi, in seno alla Madre Terra (la Grande Madre). Seguendo i dettami operativi espressi nella pratica cinese, addiveniamo alla scoperta di una materia elettiva, il sacro Cinabro, il quale affermavano gli antichi Cinesi è contenuto naturalmente nel corpo umano, precisamente nelle sostanze organiche-vitali. Ciò spiega una particolare operazione compiuta da questi sapienti, che imitando il comportamento degli animali e dei vegetali, si mettevano a testa in giù allo scopo di fare risalire verso il capo l’essenza di tale sostanza. La pratica in questione teneva conto dei campi di cinabro o tant-t’ien ‘o che sono localizzati nelle parti più nascoste della testa e del ventre. Questi campi furono denominati anche K‘ouen-louen, che può corrispondere a Montagna di mare all’ovest, oppure a una zona misteriosissima e segreta del cervello chiamata anche tong-fang (Camera Nuziale) e nirvana (Niwan). Questo si ricollega con gli scritti di Cleopatra. Per accedere, o più esattamente per penetrare in questo spazio interno, sempre seguendo la dottrina degli alchimisti cinesi era necessario meditare sulla zona interessata, passando per uno stadio intermedio detto houen (o stato caotico), simile allo stato primordiale del mondo precedente alla Creazione. L’immagine simbolica che abbiamo analizzata spiega la vera funzione originaria dell’oppio, che successivamente è stata volgarizzata e imbarbarita.
La Scuola Giabiriana
L’Elixir alchimico
Giabir (Gabir ibn Hayyan), l’alchimista arabo, introduce alcuni elementi alchimici di notevole valore sperimentale nell’ambito del mondo islamico. Tali concetti affondano le loro radici nella scienza cosmologica di origine orientale. Gabir e i suoi seguaci portano alla ribalta il tema concernente l’Elixir (dall’arabo al-iksir), elemento e prodotto vitale dell’opera, concepito alla stregua di una sostanza artificiale scaturente, appunto, dal lavoro dell’alchimista. Questo prodotto, dotato di un proprio dinamismo, era capace, dunque, di conferire ad altri corpi la sua perfezione. A questo proposito, il celebre esoterista Stanislas de Guaita scriveva in sua splendida operadedicata aisimbolici alchimici “…L’Angelo solare, sollevando con la mano destra un’urna d’oro, ne travasa il liquore nell’urna d’argento che regge con la sinistra…”. L’immagine descritta appartiene alla quattordicesima Lama dei Tarocchi, la Temeperanza, che ben si addice alla questione dell’Archè o Liquore vitale, o meglio ancora, dell’Elixir alchimico, autentica Quintessenza, capace di tramutare in oro i metalli e di dare una nuova veste alle cellule, concedendo l’immortalità del principio vitale. Questa la vera Pietra (fermento di maturazione),che può essere moltiplicata non solamente in quantità, ma anche in virtù. La possibilità di manipolare la materia rientra in quella capacità di proiezione tante volte equivocata da chi non è in grado di comprendere. A riguardo, diremo l’unica cosa che è possibile svelare, senza per questo profanare la Grande Arte. La capacità di proiezione è insita nell’essere umano e nella sua struttura sottile, nello specifico, mediante il Lunare e il Mercuriale. Se la sostanza plastica viene esternata, la possibilità di fabbricare l’Orodiviene concreta. Bisogna, però, intendere bene cosa si celi nella pratica proiettiva che presiede a questa operazione e, soprattutto, capire a fondo di che materia si tratti, altrimenti ogni sforzo è vano. Non dobbiamo trascurare il fatto che l’Elixir è in stretta analogia con certe materie organiche e con l’apparato eterico. Di più non è possibile dire. La manipolazione delle materie deve concretarsi in maniera graduale e costante, per addivenire a una giusta maturazione. Nella produzione dell’Elixir entrano in gioco, per mezzo di un perfetto equilibrio, i quattro elementi: Fuoco, Acqua, Aria e Terra, che accorpandosi formano tutti i corpi materiali. La teoria che si trova alla base di quanto esposto fu denominata da Gabir, tesi della Bilancia, a sottolineare l’equilibrio esistente tra i quattro elementi. Questa scienza delle proporzioni era volta a ordinare il mondo materiale e quello spirituale, in perfetta osmosi con la Tabula Smaragdina, attribuita al tre volte grande Ermete Trismegisto: “Ciò che sta in Basso è uguale a ciò che sta in Alto, e ciò che sta in Alto è uguale a ciò che sta in Basso, alfine di creare la Cosa Una”. Ermete, del resto, viene indicato come il fondatore dell’alchimia e la Tavola di Smeraldo un’opera eminentemente alchimica. Analizzando il pensiero geberiano ci rendiamo conto che l’alchimista arabo non considerava la pratica dell’alchimia da un punto di vista magico, ma piuttosto una via operativa che offriva la possibilità di penetrare all’interno delle molteplici trasformazioni che si sostanziano in natura, con l’intento di perfezionarla. È in tale contesto che si manifesta l’Unità del substrato materiale del cosmo, costituito, in ciascuna sua parte, dalle quattro qualità elementari: Caldo, Freddo, Secco, Umido. Le suddette proprietà consentono ai corpi sottili di cambiarsi e di fondersi l’uno con l’altro, acquisendo al contempo proprietà che differiscono da quelle possedute in un dato momento. Una sorta di interscambio energetico finalizzato a fare insorgere più stati d’essere, che devono culminare in uno Stato Superiore o trasmutazione totale dell’Essere occulto. L’operazione alchimica, quindi, si palesa di regola come un’azione che deve influire sulla natura elementare dei corpi menzionati. Nell’essenza di questo cammino intravediamo, con una certa chiarezza, la necessità di un perfezionamento interiore da parte di colui che opera e la conoscenza delle leggi occulte della natura, che solo pochi eletti possono penetrare a fondo e assimilare. Queste le condizioni principali che permettono di agire sulla natura stessa in maniera efficace. Sia gli alchimisti arabi che quelli occidentali, comunque, erano concordi nell’affermare che la distinzione tra ciò che è manifesto e quanto è occulto, ciò che è esterno e ciò che è interno, è uno degli aspetti maggiormente pregnanti della conoscenza alchimica e delle caratteristiche proprie dei corpi. Così, la dottrina dell’Elixir, sostanza proveniente dal perfezionamento di un corpo, come già spiegato, è capace di unirsi e interagire con altri corpi, perfezionandoli a sua volta. La Luce che si promana dalle regioni interiori, frutto di quel quid misterioso che si effonde attraverso lo stato di consapevolezza e di evoluzione ermetica, si specchia nell’aureo bagliore riflesso dell’autentico sapere. La mutazione degli organi sottili, o trasmutazione della sostanza cellulare e dei tessuti nascosti (psico-materia-Sottile), è la risultanza di un lento e costante lavoro, di un'opera, una Grande Opera, l’Opus Magnum, che consente al fluido celato, al seme nascosto, di fare crescere la pianta della sapienza. La Perfezione, o purificazione di ogni parte del comparto occulto, è senza dubbio uno degli strumenti deputati al vero cambiamento. È la chiave di volta di ogni operazione e certifica il raggiungimento di quella neutralità ermetica così importante per poter progredire, senza essere schiavo dei sensi comuni che possono deviare la strada intrapresa e l’operato. La prigione costituita dai sensi è ingannevole ma, attenzione, non stiamo affermando che sia necessario estinguerli, ma semplicemente controllarli, dominarli e dirigerli. Contrariamente, si entrerebbe nella filosofia dei mistici, che non ha nulla a che vedere con un percorso di ordine iniziatico-operativo. Il misticismo dà vita alla passività e di conseguenza alla stagnazione. L’alchimia, viceversa, abbisogna di un’azione dinamica, di uno sforzo attivo che ne esalti le qualità volitive facendo emergere la parte più antica dell’essere umano, o Uomo Storico. Creare una commistione tra l’operatività trasmutativa e le concezioni mistiche può risultare pericoloso, si rischia di danneggiare il corretto sviluppo dei quattro corpi: Saturniano, Lunare, Mercuriale e Solare. Per mezzo di una delicatissima armonia e di varie assonanze magnetiche, questi involucri eterici sono in equilibrio fra loro e si compenetrano l’uno con l’altro. Proprio come la forma piramidale o Fiamma ascendente, i corpi in questione racchiudono in sé peculiarità e funzioni ben precise, di certo non casuali, e tendono a salire mano a mano che vengono purgati. Contemporaneamente, lo stato dormiente dei medesimi subisce un risveglio generale preposto ad attivare determinate onde vibratorie, utili ad innescare processi di sublimazione prima, e di trasformazione dopo. La consapevolezza di cui si parlava precedentemente deve essere trasferita ai veicoli sottili. Tale cambiamento converge con un nuovo modo di percepire quanto circonda l’alchimista, di sentire, mediante un rinnovato sviluppo della struttura eterico-psichica, irrorata in ciascuna sua parte dall’aureo magnetismo, la forza primordiale-solare. Forza che trae la sua fonte dal trascendente, ermeticamente inteso. Numerosi sono gli orecchianti dell’occulto-alchimico che pretendono, senza avere mai approfondito a livello pratico-operativo, di parlare e scrivere di argomenti a loro sconosciuti, magari riprendendoli da testi noti, ma non per questo validi e veritieri. La Scienza è la scienza, e le tante commercializzazioni di questa sono pallidi tentativi di usurpare il regale pensiero, che mena verso le alte realizzazioni. In questo tempo tanto controverso si assiste alla volgarizzazione - profanamente intesa - delle sacre dottrine che poco o nulla hanno a che vedere con questo insegnamento di dubbia matrice. Tuttavia, ciò che è secretato non può essere totalmente svilito. Oltre i bagliori fugaci della dissolvenza di un mondo in rovina, la Luce, quella vera, illumina il sentiero che conduce alla Grande Opera.
Stefano Mayorca