Il potere del Magus:
le forze creatrici dell’Uomo-Mago
Nella partenogenesi della struttura sottile che fa capo all’individuo storico (doppio eterico o mediatore plastico), rinveniamo i dettami di una sapienza remota che in varie epoche e momenti storici ben precisi è stata nuovamente rigenerata e disseppellita dalle sabbie del tempo che ne occultavano il volto primigenio. Tale conoscenza è intimamente connessa con la figura del Magus, il creatore, il sapiente-dio, che esercita la sua facoltà volitiva per interagire con la realtà circostante e successivamente intervenire su essa per modificarla. Egli è il creatore di sé stesso, di qui gli elementi legati alla partenogenesi occulta mirata a ricostituire l’Uomo antico e a partorire il doppione astrale o Genio-magico da poco menzionato. La dottrina che promulgava questa trasmutazione dell’ermetista, e le basi operative e filosofiche, sono state individuate nell’opera più eccelsa che l’ermetismo ha visto riportare alla luce. Si tratta del mitico Corpus Hermeticum (letteralmente, Discorso Perfetto) attribuito al leggendario Ermete Trismegisto, il dio Thot o, secondo una visione più profonda e una concezione esoterica arcana, il Mosè Egizio. Non a caso il grande Marsilio Ficino aveva definito Ermete contemporaneo di Mosè e maestro del musico Orfeo (con riferimento ai Misteri Orfici). Si dice che il ritrovamento del Corpus scritto che ancora oggi suscita dispute circa la sua vera origine, fu scoperto nel 1461 da uno dei messi della luce, Leonardo da Pistoia, nel corso di un suo viaggio in Oriente. La missione, per così dire, gli fu affidata da Cosimo de' Medici che lo aveva ingaggiato con lo scopo di recuperare i tesori dispersi della letteratura greca. L’uomo, a quanto sembra, rinvenne il prezioso volume (contenente i primi quattordici libri) in Macedonia. Il Magus, alla stregua di Ermete, è colui che attinge il suo potere dalla conoscenza profonda della Natura, espressione del Tutto e delle idee archetipe che originano una sinergia con il mondo e a questo si connettono. Le immagini, le parole, le statue, i talismani, da questo punto di vista sono per lo Jerofante elementi intermediari vitalizzanti, che unificano i due mondi - fisico e metafisico - traendo dalle stelle gli influssi secretati, sposando le cose inferiori a quelle superiori. Ciò spiega nell’assunto oramai noto della Tabula Smaragdina,il concetto di Altoe Basso con allusione alle due sfere e alla immensa rete di interconnessioni che il mago deve padroneggiare, in modo da tracciare un ologramma ideale che consenta di creare o, se vogliamo, ricreare particolari condizioni di ordine trascendente. Uno stato ermeticamente ispirato, che permetta di seguire la totalità dei percorsi che collegano i due mondi. Attraverso tale commistione egli si ricongiungerà all’Essenza o Quintessenza,per mezzo di questi processi sarà in grado di modificare la materia e plasmare nuovamente le forme, che in magia sono le fonti primarie sulle quali si deve agire. La concezione da noi descritta fa capo al pensiero ficiniano ricollegabile alla figura dell’Uomo-Dio, latore di un messaggio di liberazione. Messaggio che allude alla possibilità di svincolarsi dalle catene che generano asservimento a un falso dio. Il Magus,dunque, secondo l’immagine dettata da Ficino, è padrone del proprio destino, creatore di mondi e signore della materia visibile e invisibile. Entrato nella sfera demiurgica, quindi, seduto alla destra di Colui che regna al di sopra del fuoco cosmico, espressione della sostanza creatrice, realizza il potere assoluto che deve essere accompagnato dalla perdita della personalità egoica. La concezione dettata da Marsilio si avvicina al Paganesimo dell’antichità sotto le spoglie del Neoplatonismo. In questo ambito filosofico il Magusè, come già spiegato, padrone della suo essere e della natura, e nulla di ciò che è posto al di sopra di lui può in alcuna maniera limitarlo nella sua ascensione verso la libertà assoluta. L’uomo del Corpus Hermeticum, in sostanza, è dotato del divino potere creativo e si palesa appieno nell’immagine dell’uomo rinascimentale, che incomincia a liberarsi dai vincoli dell’universo a gradini, proposto dalla cultura medievale, per proiettarsi al centro del Macrocosmo (Universo) quale elemento radiante irraggiante energia, autentico Sole spirituale ed ermetico. La concezione di una creazione costituita a livello simbolico da gradini ricorda la dottrina platonica, all’interno della quale i vari concetti, anche se in alcuni casi divergenti tra loro, erano ripartiti in ristretti ordini cosmici piramidali e a gradini. Al pari di una scala musicale ascendente della Creazione, secondo la scuola di Platone l’Universo si manifestava impetuosamente, scaturendo dall’Uno dal bene supremo, per poi seguire gli intervalli delle leggi armoniche. L’equilibrio cosmico in questione è riconducibile anche a Pitagora e alla sua dottrina dell’armonia delle sfere.
La visione aristotelica dell’universo e dei regni lunari
Aristotele, allievo di Platone, invece propose una raffigurazione dei corpi celesti e del Macrocosmodalle valenze esoteriche ed alchimiche. Secondo il sapiente filosofo greco, infatti, l’Universo era composto di quattro elementi corruttibili: la Terra, l’Acqua, l’Aria e il Fuoco. Il nostro Pianeta, al contrario, si trovava racchiuso entro due sfere concentriche, da lui definite rispettivamente: regione sublunare, ovvero il regno dei quattro elementi in cui si determinavano i mutamenti dovuti alla generazione e alla corruzione; regione sovralunare, il regno della purezza e della perfezione. In effetti, Aristotele riteneva che la Luna fosse simile ad una sfera cristallina perfettamente liscia e composta da un quinto elemento incorruttibile chiamato Etere. Incastonata in questa sfera di cristallo, il cui centro coincideva con il centro del mondo, essa era necessariamente soggetta a un moto perfetto, ovvero a una combinazione di movimenti circolari aventi un medesimo centro. L’Etere, pur rimanendo nella sua sede naturale, poteva ugualmente continuare a muoversi, poiché il suo moto proprio era circolare. La sfera dei quattro elementi era contenuta nelle sfere concentriche di Etere, alle quali appartenevano gli astri che si muovevano attorno alla Terra. Nella configurazione di Aristotele, in poche parole, l’Universo rappresentava una sfera infinita con al centro la Terra. L’insieme di elementi presentati è rapportabile ai vari corpi aurici dell’organismo sottile del mago, che si intersecano e interagiscono tra loro. Tornando all’esposizione del filosofo greco circa il Macrocosmo, apprendiamo che le cose esistenti nella porzione di universo assegnata ai quattro elementi non eterei erano soggette a forme diverse di trasmutazione (concezione magico-alchimica); esse potevano mutare quantitativamente, nascere o morire. La teoria del movimento e della casualità elaborata dal seguace di Platone ci fa comprendere meglio quanto esposto. Da questo punto di vista, il movimento era connesso essenzialmente con l’ordine cosmico, poiché questo rappresentava il passaggio di una sostanza da un elemento all’altro (mutazione degli elementi costitutivi). La componente occulta e alchimica è evidente, e il suo rapporto con la sfera creativa del mago e delle dimensioni parallele è altrettanto palese. Tra l’altro, i quattro elementi sono riconducibili anche ai quattro corpi sottili dell’essere umano evoluto e ai centri radianti corrispondenti: Centro terrigeno (piedi), Centro acqueo(genitali), Centro igneo (plesso solare), Centro aereo (gola). La totalità delle nozioni esaminate concretano quell’aspetto magico che si sostanzia per mezzo di una tradizione millenaria più volte riadattata alle varie epoche, ma strutturalmente immutata.
La visione magica di Eliphas Levi
Il grande occultista Eliphas Levi, nel suo testo Storia della Magia definisce in maniera eloquente la figura dell’Uomo-Mago e della sapienza che persegue la magia: “La Magia è la scienza degli antichi magi; e la religione cristiana, che ha imposto silenzio agli oracoli menzonieri e fatto cessare tutti i prestigi dei falsi Dèi, venera alla stessa maniera quei magi che vennero dall’Oriente, guidati da una stella, per adorare il Salvatore del mondo nella sua culla. La Tradizione dà ancora a questi magi il titolo di re, perché l’iniziazione alla magia costituisce una vera sovranità e perché la grande arte dei magi è chiamata per tutti gli adepti: l’arte reale o il santo regno, sanctum regnum. La stella che li condusse è la stessa stella che noi ritroviamo in tutte le iniziazioni; è per gli alchimisti il segno della quintessenza, per i magisti il grande arcano, per i cabalisti il pentagramma sacro… La Magia era la scienza d’Abramo e d’Orfeo, di Confucio e Zoroastro. Sono i dogmi della Magia che furono scolpiti sulle tavole di pietra da Enoc e Trismegisto. Mosè le depurò e le palesò; è questo il senso della parola rivelata. Dette loro un nuovo velo allorché fece della santa Cabala l’eredità esclusiva del popolo d’Israele e il segreto inviolabile dei suoi sacerdoti; i misteri di Elusi e di Tebe ne conservarono tra le nazioni qualche simbolo già alterato, la cui chiave misteriosa si perdeva tra gli strumenti di una superstizione sempre crescente…”. In un altro passo dell’opera si può leggere: “Uniformandosi alla legge della forza eterna, l’uomo può assomigliarsi alla potenza creatrice e divenire creatore come lei. Dio non ha limitato il numero dei gradini per la salita luminosa di Giacobbe. Tutto quanto la natura ha fatto d’inferiore all’uomo, all’uomo lo sottomette; a lui spetta d’ingrandire il suo dominio salendo sempre! Così la lunghezza e anche l’eternità della vita, l’atmosfera ed i suoi uragani, la terra e i suoi filoni metallici, la luce ed i suoi meravigliosi miraggi, la notte ed i suoi sogni, la morte ed i suoi fantasmi, tutto obbedisce allo scettro regale del mago, dal bastone al pastorale di Giacobbe alla verga folgoreggiante di Mosè. L’adepto si fa re degli elementi, trasformatore dei metalli, arbitro delle visioni, direttore degli oracoli, padrone della vita infine, nell’ordine matematico della natura e conforme alla volontà dell’intelligenza suprema. Ecco la Magia in tutta la sua gloria!…”. La natura volitiva del vero mago è ravvisabile nel celebre uomo vitruviano, disegno altamente simbolico ripreso e ampliato da Leonardo Da Vinci, nel quale l’Uomo cosmico o Adam Kadmon è inscritto all’interno di alcune forme geometriche e risulta posto al centro del suo universo. La figura realizzata da Leonardo è collocata centralmente, tra un cerchio ed un quadrato. Il quadrato, da questo punto di vista, rappresenta il quaternario magico (o quaternario degli elementi), ossia la materia pesante, la Terra, la sostanza grezza che l’alchimista deve trasformare. La forma quadrata indica la stagnazione della materia, la putrefazione o Nigredo alchimica e la solidità dell’elemento terrigeno. La simbolica legata al quaternario è rapportabile anche alla decima Sephira dell’Albero Cabalistico della Vita, Malkuth, il Regno, legato alle correnti ctonie passanti nelle viscere della Terra (il quaternario inferiore sinonimo di involuzione). Il cerchio, simbolo di perfezione dell’universo spirituale, configura invece la catena magnetica con al centro il maestro iniziatore, il Sole generatore di vita, il Serpente Oruborus, il serpente che si morde la coda, emblema della partenogenesi metafisica o androginia. Questo rettile rappresenta, fra le altre cose, il Serpente Cosmico che si autogenera da sé stesso. La sua immagine è connessa all’Honphalos, il centro ombelicale, e alla Ruota del tempo che presiede alla ciclicità, al divenire, alla rigenerazione, alla morte e resurrezione. Incarna le forze dell’Assoluto e simboleggia il ciclo di incarnazioni subite dall’uomo. Esterna allegoricamente il sacro Mandala, il Sé. Il mago, nel pieno della sua operatività e sviluppo occulto, ha la possibilità di manipolare gli eventi della sfera terrena agendo in questo ambito intermedio dell’anima del mondo (Anima Mundi) mediante pratiche magiche, quali la produzione di talismani (circuiti radianti-magnetici), incantesimi e altre operazioni legate al segreto incanto. Il contatto con le regioni altre si stabilisce tramite il Corpo siderale (doppio eterico-astrale), che in maniera invisibile avvolge l’uomo. È interessante notare a riguardo che prima della caduta, come raccontano i miti gnostico-cabalistici, l’intero cielo era formato da un unico essere sottile, il gigantesco Ur-Adamo androgino, il quale nella sua forma ridotta - corpo invisibile-astrale - avvolgente ciascun essere umano (ovviamente evoluto), attendeva il proprio ritorno in cielo. Attraverso questo veicolo siderale il mago era in grado di comunicare con il Macrocosmo ricevendo in sogno (oniricità-lucida) premonizioni e profezie. L’immaginazione, elemento indispensabile per creare, è il vero potere del sapiente, tanto è vero che Paracelso definiva questa facoltà immaginativa: “La stella interiore”. Tale attività, correlata all’attività demiurgica e creativa delle stelle esterne, non va confusa con la fantasia, potere inferiore legato alle correnti lunari illusorie e disgreganti. Il comparto immaginativo è una potenza creatrice di ordine solare orientata verso gli eidà, le idee paradigmatiche del vero mondo. Sempre Paracelso paragonava l’immaginazione a un magnete, che con la sua forza può attirare gli oggetti del mondo esterno all’interno dell’uomo. Questo potere di proiezione e creazione di immagini - vitalizzate, si badi bene - simboleggia le facoltà dell’alchimista, dello scultore o del fabbro interiore. Democrito, il filosofo della natura greco a cui si deve l’invenzione del concetto di microcosmo affermava che le figure percepite con l’ausilio dei sensi, immaginate o semplicemente pensate, sono tutte entità materiali concrete le cui caratteristiche possono essere trasferite all’osservatore. L’anima stessa, secondo Democrito, sarebbe costituita da sottili atomi ignei. Seguendo la linea filosofica dei Neoplatonici di cui ci siamo già occupati, veniamo a sapere che la sfera visibile e tangibile rappresenta solamente lo stato grezzo della materia soggetta a numerose fasi e processi di raffinazione. Il magista, raggiunto il pieno del suo potere, è a tutti gli effetti un Dio capace di concretare matericamente creazioni interiori esteriorizzandole. Attenzione, però, il Magus non è afflitto dalla tristemente nota sindrome di onnipotenza, non agisce caparbiamente o con superbia, e tanto meno dà ascolto alla sua parte egoica. Egli sa ubbidire e si sottomette alle leggi divine-ermetiche che sottendono alla Creazione. Per questa ragione sa comandare agli elementi e ad ogni spirito che dimora nelle zone astralizzate. La sua natura solare lo pone in ambito regale e quale signore degli universi paralleli crea forme e il suo verbo è fecondante. La sua valenza solare, sostanza ignea, come una fiaccola che rischiara le tenebre dell’ignoranza e di una moralità profana, arde incessantemente come il fuoco d’amore rigenerante, che imperituro spande il suo seme sapienziale nei regni di Luce, oltre le soglie dell’infinito, dove il Magus regna sovrano.
Stefano Mayorca
Articolo pubblicato sulla rivista “Hera” (Acacia Edizioni, Milano)
Accademia Kremmerziana Romana "La Porta Ermetica"