Il Segreto Incanto del Rito

Arcani e occulte verità dell’Arte operativa

La strada maestra che conduce all’Arca sapienziale dell’Arcano degli Arcani è composta da una serie di incastri, che presiedono a quella particolare realtà strutturale insita nella materia sottile costituente l’apparato eterico-occulto. Apparato emittente e ricevente che deve originare le necessarie trasmutazioni di ordine magico-alchimico deputate alla crescita e allo sviluppo dell’Essere primigenio. L’indispensabile preparazione che sottende alle dinamiche occulte (leggi di fisica occulta) relative alla formazione animica della controparte invisibile, si serve di facoltà latenti o in alcuni casi già operanti (nei soggetti maggiormente predisposti), volte a determinare un processo magico mirato a mettere in moto sensi peculiari preposti all’ascenso ermetico. Cosa si intende con il termine iniziazione? Quale enigma racchiude? La parola latina initium, che tradotta significaprincipio, fornisce una prima traccia a riguardo. Nell’ambito delle dottrine ermetiche però assume una connotazione diversa. Leggendola alla luce delle regole analitiche che vigono nel tempio indica il seme che produce e più precisamente il principio dell’attività connessa con la Natura (a livello occulto è detta natura naturante), con lo spirito e con la materia. Inizio e iniziazione nel linguaggio templare dunque alludono all’ammissione del neofita nel tempio, luogo sacro in cui i sacerdoti si riunivano. In ogni caso, l’iniziazione non va in alcun modo confusa con il misticismo di ordine religioso, giacché è una disciplina eminentemente pratica, materiale, e in questa veste forma, educa e costruisce gli operatori, i sacerdoti (ermetisti), che riceveranno gli strumenti basilari per incominciare questa sorta di apprendistato. Il seme sapienziale e l’ammaestramento occulto dispensato, nulla hanno a che vedere con le materie che si studiano nel contesto della scuola profana. Il profano è l’inesperto, il non competente, e anticamente indicava coloro che erano esclusi dai misteri religiosi e ai quali era negato l’accesso in ambito sacro. Lo studente comune, per usare un termine chiarificatore, apprende dai libri quanto necessita per la sua formazione scolastica, e si serve del comparto razionale correlato all’esmisfero sinistro del cervello (razionalità, logica, analisi, linguaggio, scrittura, parola). In poche parole, ricava dal testo le nozioni che in esso sono espresse così come vengono presentate, senza particolari sforzi intellettivi.   L’iniziando, al contrario, deve penetrare il senso riposto celato nei manoscritti a sua disposizione, non soffermarsi sul significato letterale delle parole ma andare oltre, per carpire i simboli che si celano al loro interno. La condizione interna, o stato sacerdotale, implica il concretarsi di una visione diversificata rispetto alla concezione profana della vita e l’acquisizione di elementi nuovi - ma nella realtà lontani nel tempo - capaci di regolare le neo-percezioni che l’iniziando comincia a intuire e non ancora a sentire. L’intuito ermetico aiuta a penetrare nei regni astrali con l’ausilio dei simboli, vere e proprie chiavi operative che indicano la strada da seguire. La percettività affinata, invece, permette di districarsi nella giungla fluidica che circonda il nostro comparto sensitivo. A tale riguardo è importante esplicare che la corretta funzione operativa deve essere sfrondata da tutte quelle forme mistiche che ne inquinano la purità (neutralità ermetica).

Misticismo, la via passiva

Il misticismo, in effetti, è deleterio per la normale e autentica crescita ermetica. La mentalità del mistico è in opposizione con un pensiero scientifico che è alla base di qualsivoglia Scuola sacerdotale. Il misticismo fonda le sue credenze su manifestazioni non comprovabili e in proposito il grande Giuliano Kremmerz (1861-1930), il maestro di Portici, scriveva: “La scienza ieratica fu ed è ritenuta dal comune degli uomini o come un'illusione o come una fede. Invece per l’iniziato non deve cessare di essere coscienza. La fede è dei volghi ed è cieca ed è delle religioni pei profani. La fede, invece, come risultanza delle proprie ricerche, dopo che le ricerche hanno provato la verità, è scienza ieratica e coscienza sacerdotale. Non dire mai “magister dixit”, perché in questo caso avrai la fede nella scienza di lui, ma non la coscienza, e tuo dovere per diventare un iniziato è di avere e conquistare questa con l’opera attiva e la guida dell’iniziatore”. Le parole del Kremmerz sono inequivocabili e chiariscono questo importante aspetto formativo per coloro che si incamminano sulle strade del sapere. L’idolatria, indirizzata verso un’Entità esterna (idolo) che noi chiamiamo Dio, è falsamente legata a una divinità non corrispondente alla vera essenza Creatrice. La prova scientifica, al di là di ogni credenza inutile e fideistica, è al centro della crescita individuale che ciascun iniziato deve perseguire.

La condizione interna del Magista: neutralità ermetica

Colui che si appresta a penetrare nel Tempio Misterico ha il dovere di purgare la sua coscienza e la sua intima natura da sterili superstizioni di ordine profano, elementi perturbatori responsabili di una condizione (o stato) alterata. Purgare i sensi umani è importante per addivenire alla realizzazione, cuore e centro di tutte le manifestazioni ermetiche. La neutralità prevede la pulizia dei condotti sensoriali da tutte le scorie e concrezioni profane che le abitudini volgari e i condizionamenti secolari hanno prodotto squilibrandone la funzione originaria. Le religioni hanno demonizzato sia la materia che gli organi percettivi che costituiscono la parte fisica dell’uomo. Nell’ambito ermetico, invece, queste vie sensorie sono indispensabili per sperimentare le diverse manifestazioni pratiche correlate alla rituaria magica. In sostanza, i sensi devono essere ripuliti dalle correnti mistiche e da un sentire fantastico e inquinante. Quando il processo di pulizia viene portato a termine, la percezione di quanto si vive sperimentalmente non è più soggetta a fenomeni illusori (allucinazioni o ubriacatura astrale), ma ogni elemento percettivo irreale viene filtrato, ricevendo nella zona deputata alla ricezione la giusta impronta sensoriale e fenomenica che reca il messaggio promanato dalla realtà circostante e metafisica. Mediante questo lavoro, l’aspetto lunare che conferisce instabilità viene superato consolidando la qualità solare che tutto illumina, trasmettendo la luce diretta volta a disperdere le tenebre interiori e a dissolvere le illusorie emanazioni del lunare (passivo e femmineo). Comunque, l’utero lunare è fondamentale per dare origine al parto occulto. Tale serbatoio selenitico deve essere fecondato dal principio solare, senza per questo farsene catturare e sviare visto che produce immagini fantasmatiche. Più la neutralità è completa e interagente con le forze universali, maggiore sarà la condizione di assimilazione delle corrette vibrazioni provenienti dall’astrale.

Il Rito
la Via dell’autentica Realizzazione

Il Rito è il mezzo elettivo utile alla crescita occulta dell’essere sottile. L’espletazione del rituale presuppone una conoscenza delle dottrine tradizionali supportata da una realtà iniziatica. Questa sapienza viene dispensata a coloro che vengono ammessi all’interno di una cerchia di iniziati, dal “maestro” che guida il neofita nelle regioni del mondo astrale. La preparazione dell’Universo del mago, vera e propria riproduzione di un Macrocosmo miniaturizzato, è l’elemento centrale della pratica operativa. Il Tempio, egualmente, ingloba in sé la struttura macrocosmica, come espresso dal tempio salomonico e massonico. La differenza che intercorre tra la costruzione templare e lo spazio operativo del mago consiste in una schematizzazione, una sintesi dell’occultum ermetico rispetto ai modelli (templare-massonico) precedentemente menzionati. In sostanza, l’ermetista si serve di pochi elementi che da soli sono in grado di ricreare simbolicamente le forze cosmico-magnetiche contenute negli edifici sacrali. Un altare sobrio, due candele che rappresentano le due colonne salomoniche, Jachin e Bohas (la colonna dell’Apprendista e quella del Maestro) e incarnano le due energie mascoline e femminee; un braciere per bruciare i profumi specifici a seconda del rito che si va ad officiare e un leggio, dove porre i rotoli o testi magici in cui sono racchiusi i carmi da recitare e le cifre geniali da tracciare. Per mezzo di gesti sapienti e carmi magici richiama a se le correnti che devono confluire nello spazio occulto dove egli opera. L’espansione della coscienza è la diretta conseguenza della pratica ermetica espletata, in perfetta sintonia con l’intento interno che la anima. La forza interna dunque si affinerà nel tempo divenendo particolarmente sensibile, operando una cosciente crescita della controparte eterecizzata.

Il lato lunare isideo
la morte come rinascita

Seguendo il crescere e decrescere della Luna (Iside) si giunge allo stato oscuro (nigredo alchimica), che esterna la morte rituale e la scomparsa della materia pesante o animalesca, il metallo volgare con cui veniva rappresentata la natura inferiore dell’iniziando. La discesa nelle regioni infere, che anticamente era la via primaria per la rinascita magico-alchimica, racchiude importanti connotazioni a carattere misterico intimamente correlate con la Grande Madre e il culto isideo (magia delle forme). Lo stesso Pitagora, il divino maestro, insegnava ai suoi discepoli all’interno di una caverna, a significare il contatto con la zona infera, l’utero primigenio al quale era necessario riunirsi. La morte simbolica, ma realmente trasmutante, rappresenta da sempre la discesa nei regni oscuri del sottosuolo, o per meglio dire nella nostra interiorità. Solo penetrando nell’abisso primordiale, dove lo spirito viene messo alla prova, è possibile in un secondo tempo risalire verso la luce solare. Dopo il contatto con la parte lunare (fredda e umida, il cui colore è rosso organicamente e argenteo simbolicamente), il percorso verso l’alto deve conseguire il contatto con il Sole (caldo e secco: seme fruttificante), alfine di congiungere i contrari (Yin e Yang). I Misteri isidei (magia lunare-formativa) racchiudono un corpus teologico, in parte mutuato dagli insegnamenti dei filosofi greci, in particolare di Platone, che conferiscono al culto una visione più ampia per ciò che concerne la filosofia ermetica-alchimica. Sotto questo aspetto rinveniamo la concezione unitaria, tante volte espressa dal grande iniziato alla dottrina isidea, Lucio Apuleio, nel suo Asino d’Oro, per mezzo di intelligenti metafore. Iside, quindi, si identifica anche con la Maria dei cristiani (Immacolata Concezione o anima), sottoforma di pratiche finalizzate a sviluppare nel sapiente la propria parte complementare, l’amante invisibile che è latente in ciascun essere umano evoluto. Tale processo, conosciuto anche come unione sacra, in Oriente è in commistione con la via tantrica. Attraverso questa tecnica, la parte femminea e quella mascolina si ridestano per completare l’essere e giungere così alla monade. sempre si rinnovella e si riproduce all’infinito e non conosce il finito. Ora il processo è attivo e dinamizzato nella sua perfetta sintonia con il Tutto, vero Maestro e sapiente illuminato che mostra il sentiero del magico incanto.

Stefano Mayorca

Pubblicato sul Giornale dei Misteri