PSICO-PARTENOGENESI CREATIVA

Il genio, la lampada, il tesoro

Nello scrigno prezioso che gli antichi iniziati hanno creato per difendere il patrimonio sapienziale dalle spire del volgo, dalla corrente volgare e contaminante, quasi nascosto, si cela un tesoro di Conoscenza assoluta. Tesoro che nei secoli è stato smembrato, suddiviso e inserito in ambiti apparentemente inusuali affinché chi sa ed è in grado di decifrarne l’anima secretata, disveli i simboli e prosegua l’opera di conservazione e di parziale diffusione. Divulgazione che deve essere diretta a coloro che si dimostrino degni di raccogliere il testimone di tale immane eredità. Tra queste simboliche misteriose rinveniamo l’immortale opera dai contorni ermetici, conosciuta come Le Mille e una Notte. La prima stesura di questo testo prodigioso è stata operata da Antoine Galland, il quale nel 1713 eseguì una traduzione abbastanza fedele all’originale, consentendo una più ampia diffusione e una fruizione di tale capolavoro. Al suo interno sono custoditi elementi esoterici la cui origine misterica si perde nella notte di tempi. Non a caso, i Geni che sono imprigionati nella bottiglia, di cui si narra nelle “favole” delle Mille e una Notte, ricordano in modo impressionante – di certo non casuale - i 72 Demoni della magia Salomonica. Una impalpabile sinergia e la fusione di culture e di conoscenze diversificate sono alla base di tale narrazione. Tuttavia, le misteriose atmosfere dell’Oriente fascinoso e arcano non devono trarre in inganno con la loro ridda di suoni, colori, leggende, racconti che rasentano il fantastico. Non bisogna lasciarsi sviare da quella magica malìa che sembra avvolgere le mente sconvolgendo i sensi, ma guardare oltre, al di là delle facili considerazioni, più avanti dell’orizzonte limitato che certe storie pregne di visioni e di fantasia fanciullesca paiono veicolare. Dietro la fiaba si annida l’allegoria, che tutto circonda di mistero e addita la meta altissima da raggiungere. Chi non si ferma di fronte alla superficie ingannatrice dell’oceano cartaceo fatto di pura apparenza, vedrà infine la Luce, contemplerà il volto segreto del Dio occulto che dimora in ciascun uomo illuminato e progredito, sentirà il vero Amore privo di egoismi pervadergli l’animo. E proprio un racconto antico dai contorni magico-fiabeschi è il guardiano di una soglia proibita, oltre la quale è situato il mondo riflesso che risplende al di là dello specchio. Stiamo parlando di Aladino e la Lampada meravigliosa. Una di quelle storie che restano ancorate alla mente, sigillate nel cuore come una sensuale e imperitura visione. Scriveva Paracelso (Philippus Theophrastus di Hohenheim,1493-1541): “Il potere di una fervida fantasia (immaginazione) è l’ingrediente principale di ogni operazione magica. L’immaginazione, guidata dalla volontà, è potentissima e, se l’immaginazione crea una immagine, la volontà la dirige; i risultati saranno stupefacenti”. La storia della Lampada meravigliosa è, a tutti gli effetti, il risultato di un parto magico, di un sottile incantamento, come vedremo.

Aladino e la Lampada meravigliosa

La storia di Aladino, il figlio del sarto Mustafà e del Genio della Lampada, è celebre e celebrata in tutto il mondo. Aladino, scapestrato adolescente, morto suo padre era sempre più dedito alla vita sconclusionata e ai giochi con i suoi coetanei. Il padre aveva fatto del tutto per insegnargli la professione, ma senza risultato. Per questa ragione sua madre era stata costretta a chiudere la bottega del defunto consorte e a vendere i ferri del mestiere per poter tirare avanti. Un giorno, nella vita di Aladino e di sua madre fece la comparsa un ipotetico fratello dello scomparso Mustafà, un uomo ricchissimo, noto come il “mago africano”. Il resto lo conosciamo, il perfido mago conduce Aladino fra due monti non molto alti e simili tra loro, separati da una valle piuttosto stretta e qui, dopo avere bruciato uno strano profumo, fece tremare la terra. Subito dopo si aprì nel terreno una profonda fenditura che lasciava intravedere una pietra di un piede e mezzo circa di profondità, posata orizzontalmente, con un anello di bronzo sigillato nel mezzo che serviva a sollevarla. Il mago ordina ad Aladino di alzare la pietra, il ragazzo obbedisce e la pone da una parte, sorpreso di possedere tanta forza. Levata che fu apparve una caverna di tre o quattro piedi di profondità, con una porta e diversi gradini per scendere. L’uomo sfila dal suo dito un anello e lo affida al ragazzo dicendo che si tratta di un potente amuleto, quindi lo istruisce sul da farsi. Gli dice che deve penetrare nella grotta dove si trova un grande ambiente a volta, in cui sono ubicate tre stanze in successione (il tre è un numero dalle profonde valenze iniziatiche). La grotta o caverna, in tal senso, riveste notevole importanza, con gli ovvi simbolismi che ne conseguono.

Il mito della caverna, la morte simbolica

Qui, nelle viscere della Terra, dentro la caverna delle iniziazioni, è celato il tesoro sapienziale costituito dal celebre motto alchimico: “VITRIOL”, che gli alchimisti affermavano essere composto da una formula latina: “Visita interiora terrae, rectificando invenies occultum lapidem”, ossia: "Visita le viscere della Terra, operando rettamente troverai la pietra nascosta". Questo è il “tesoro”, l’entrata nel tempio misterico, la possibilità di “perire” e rinascere penetrando nell’utero primordiale della Grande Madre. Il tema allegorico della discesa nelle regioni sotterranee è presente in tutti i culti iniziatici, ed era la prova più importante che l’iniziando doveva affrontare. Solo penetrando nel cuore segreto della Terra è possibile rinvenire la Luce che tutto rischiara. Uno dei simboli di notevole rilievo presenti nel racconto di Aladino sono i gradini, ma anche la porta, l’anello e la lampada. I gradini, in effetti, rappresentano i differenti gradi iniziatici, i gradini dell’altare, l’ascendere e il discendere dell’animo che penetra nella terra e sale verso il cielo, come nel caso della Scala sognata dal biblico Giacobbe, che alludeva, tra le altre cose, al ciclico eterno divenire e alla energie femminine e mascoline riconducibili al Caduceo Ermetico, simbolo delle correnti Luni-Solari. La porta, invece, simboleggia la Soglia dei Misteri, al di là della quale è custodito il Tempio iniziatico. Configura anche le finte porte che ritroviamo nelle tombe egizie, etrusche e romane, scolpite o semplicemente dipinte. Queste configuravano la discesa agli inferi e la capacità da parte del defunto di uscire ancora una volta alla luce del giorno, processo trasmutativo che nei papiri egizi viene definito il ritorno a casa. L’anello è l’elemento più significativo in tale contesto, l’oggetto magico per eccellenza, il suggello che lega l’iniziato alle arti magiche. Esso ci riporta alla mente tanto il mitico anello di Re Salomone - capace di comandare ai costruttori invisibili del Tempio, i 72 spiriti salomonici - quanto la superba saga di Tolkien, Il Signore degli Anelli e le valenze occulte e simboliche che l’autore della storia dipana con sapiente maestria. La lampada, infine, incarna l’illuminazione interiore, il lampo ermetico che dona sapienza. Allude anche all’Ermete interiore, il Nume che dimora nell’uomo illuminato, il Maestro o Adam Kadmon cabalistico. La lampada può essere messa in relazione con la Nona Lama dei Tarocchi, l’Eremita, che viene rappresentato con una lanterna in mano, volta a rischiarare le tenebre interiori e a disperdere il pensiero profano e superstizioso. Il Genio della Lampada è l’ente che il mago evoca, il Genio Planetario o più esseri che abitano nell’invisibile e che il potere del mago materializza e richiama di fronte a sé.

Qui, nelle viscere della Terra, dentro la caverna delle iniziazioni, è celato il tesoro sapienziale costituito dal celebre motto alchimico: “VITRIOL”, che gli alchimisti affermavano essere composto da una formula latina: “Visita interiora terrae, rectificando invenies occultum lapidem”, ossia: "Visita le viscere della Terra, operando rettamente troverai la pietra nascosta". Questo è il “tesoro”, l’entrata nel tempio misterico, la possibilità di “perire” e rinascere penetrando nell’utero primordiale della Grande Madre. Il tema allegorico della discesa nelle regioni sotterranee è presente in tutti i culti iniziatici, ed era la prova più importante che l’iniziando doveva affrontare. Solo penetrando nel cuore segreto della Terra è possibile rinvenire la Luce che tutto rischiara. Uno dei simboli di notevole rilievo presenti nel racconto di Aladino sono i gradini, ma anche la porta, l’anello e la lampada. I gradini, in effetti, rappresentano i differenti gradi iniziatici, i gradini dell’altare, l’ascendere e il discendere dell’animo che penetra nella terra e sale verso il cielo, come nel caso della Scala sognata dal biblico Giacobbe, che alludeva, tra le altre cose, al ciclico eterno divenire e alla energie femminine e mascoline riconducibili al Caduceo Ermetico, simbolo delle correnti Luni-Solari. La porta, invece, simboleggia la Soglia dei Misteri, al di là della quale è custodito il Tempio iniziatico. Configura anche le finte porte che ritroviamo nelle tombe egizie, etrusche e romane, scolpite o semplicemente dipinte. Queste configuravano la discesa agli inferi e la capacità da parte del defunto di uscire ancora una volta alla luce del giorno, processo trasmutativo che nei papiri egizi viene definito il ritorno a casa. L’anello è l’elemento più significativo in tale contesto, l’oggetto magico per eccellenza, il suggello che lega l’iniziato alle arti magiche. Esso ci riporta alla mente tanto il mitico anello di Re Salomone - capace di comandare ai costruttori invisibili del Tempio, i 72 spiriti salomonici - quanto la superba saga di Tolkien, Il Signore degli Anelli e le valenze occulte e simboliche che l’autore della storia dipana con sapiente maestria. La lampada, infine, incarna l’illuminazione interiore, il lampo ermetico che dona sapienza. Allude anche all’Ermete interiore, il Nume che dimora nell’uomo illuminato, il Maestro o Adam Kadmon cabalistico. La lampada può essere messa in relazione con la Nona Lama dei Tarocchi, l’Eremita, che viene rappresentato con una lanterna in mano, volta a rischiarare le tenebre interiori e a disperdere il pensiero profano e superstizioso. Il Genio della Lampada è l’ente che il mago evoca, il Genio Planetario o più esseri che abitano nell’invisibile e che il potere del mago materializza e richiama di fronte a sé.

La Magica Lampada e il Genio

Abbiamo accennato al simbolismo della lampada, approfondiamo le sue valenze ermetiche, dunque. La Lampada allude alla fiamma sapienziale che tutto rischiara fugando le tenebre interiori, come già spiegato, alla magia del Fuoco o Piromagia. La luce che si promana da questa fonte è legata alla Sorgente Primordiale, nutrimento divino che l’animo elevato nell’ascenso ermetico riceve sotto forma di energia magnetica e rinnovatrice. Questo centro di forza radiante-luminosa è situato nel plesso solare (centro del Fuoco cosmico). La sua valenza Ammonia ci parla delle correnti Solari o Principio Primario presente a livello occulto nel Corpo Ammonio (riconducibile ad Amon, Dio della Luce  - Amon-Ra - letteralmente: il misterioso o il nascosto), massima espressione dell’Uomo-Dio, veicolo solare deputato alla trasmutazione totale. Anche il Genio o Genius da noi menzionato necessita di un’analisi maggiormente accurata. Il Genius può essere posto in relazione con l’Io immortale, la scintilla eterna che riconduce alle radici divine, la luce interiore o Dio in formazione, come lochiamavano gli Gnostici, è il punto iniziale del percorso magico-ermetico lungo i corridoi interiori delle dinamiche fenomeniche del potere latente in ciascun individuo evoluto. Questo Io superiore (Individuo Storico) viene a contatto con i mondi materiali o fisici e con la materia superfisica che in essi si manifesta. I circoli iniziatici dell’antica Grecia denominavano la personalità maschera - per mezzo della quale il vero Io opera - ed affermavano: “Io sono figlio della Terra, ma la mia razza proviene dai cieli stellati”. Tale paragone si riferisce alla mente inferiore legata alla terra e alla materia saturnia (materia carnea o piombo) e a quella superiore in analogia con lo Spirito, la Conoscenza, il Potere: Dio. La mente inferiore o coscienza materiale viene edificata sulla percezione dei cinque sensi fisici e sull’emozionalità, cabalisticamente definita Ruach, ossia “anima razionale”. La “maschera” descritta in precedenza è proprio questa, e possiamo anche chiamarla falso ego che comunemente viene identificato dall’uomo con sé stesso, mentre in realtà è Maya (illusione), frutto delle correnti lunari legate al comparto “fantastico”, da non confondere con l’ego autentico. Al di sotto dell’anima razionale trova posto il nepesh o anima animale (Corpo Lunare), identificabile con il subconscio. L’anima animale è la chiave d’accesso alla Mente superiore ed al suo archivio simbolico. Il corpo fisico è il tempio spirituale (o laboratorio trasmutante) nel quale questi due aspetti si fondono e agiscono, ricordandoci che nulla è separato: Microcosmo (Uomo) e Macrocosmo (Universo) interagiscono tra loro influenzandosi vicendevolmente. L’inconscio è il “magazzino” del sapere, in esso sono contenuti in toto i modelli di vita e di comportamento di tutta la razza umana, i simboli, gli archetipi, in una parola l’immortalità stessa, perché questo colosso psichico non ha età e da sempre interagisce con l’uomo sin da quando ha iniziato il suo ciclo evolutivo. Possiamo considerarlo il Genio della Lampada, colui che può trasformare oggettivamente fatti e persone in conformità agli ordini ricevuti ed alla forza pisichica che li ha enunciati. Ecco il Genio della Lampada, al quale Aladino chiedeva di realizzare i desideri espressi. Per raggiungere il Genio subconscio (Genius o comparto lunare), è indispensabile potenziare e risvegliare il potere dormiente sopito in ogni essere umano progredito. Gli antichi sostenevano che solo una forte emozione è in grado di stimolare questo apparato, aprendo i canali energetici che scorrono nell’uomo collegandolo ad esso. Potenziamento e risveglio: queste sono le due strade sovrane che consentono di accedere all’eterno Sapere e che conducono nei recessi più remoti della mente. Scriveva a riguardo Giuliano Kremmerz (1861-1930), il Maestro di Portici: “Perché soprattutto importa che l’Ermete  si manifesti, la luce dell’Ermete vi porterà alla integrazione, perché comincerete a vedere il mondo esteriore e interiore in un modo e con un sentimento diverso da quello che voi stessi vedevate ieri…”. Nella partenogenesi della struttura sottile che fa capo all’individuo storico (doppio eterico o mediatore plastico), rinveniamo i dettami  di una sapienza remota che in varie epoche e momenti storici ben precisi è stata nuovamente rigenerata e disseppellita dalle sabbie del tempo che ne occultavano il volto primigenio. Tale conoscenza è intimamente connessa con la figura del Magus, il creatore, il sapiente-dio che esercita la sua facoltà volitiva per interagire con la realtà circostante e successivamente intervenire su essa per modificarla. Egli è il creatore di sé stesso, di qui gli elementi legati alla partenogenesi occulta mirata a ricostituire l’Uomo antico e a partorire il doppione astrale o Genio-magico da poco menzionato. La dottrina che promulgava questa trasmutazione dell’ermetista e le basi operative e filosofiche sono state individuate nell’opera più eccelsa che l’ermetismo ha visto riportare alla luce. Si tratta del mitico Corpus Hermeticum (letteralmente, Discorso perfetto) attribuito al leggendario Ermete Trismegisto, il dio Thot, o secondo una visione più profonda e una concezione esoterica arcana il Mosè Egizio.

Il Tesoro

Questo, in poche parole, è il vero Tesoro, l’Arca Sapienziale che riconduce alle origini, o meglio all’Origine.
Nell’allegoria teofanica (Cristofania), l’Oro che viene donato al Bambino Divino allude al tesoro interiore, all’Oro alchimico, alla Pietra Filosofale. Nell’intimo dell’ermetista, avanti nel cammino, dimora l’Aurea essenza, il patrimonio o potenziale animico che pochissimi possiedono e, proprio per questo, è prezioso come un tesoro. Solo chi è in grado di creare, generare l’Aurum, può trascendere la materia plumbea e ascendere verso le regioni altissime dove si trova il Mondo delle Cause. La magica Lampada, ha sprigionato il suo prodigioso potere, l’incanto senza tempo, la creazione sovrana che trasforma l’uomo “comune” in un Genio, un Dio, il Deus Aureato che abita nella nostra profonda interiorità.

Stefano Mayorca

(pubblicato sul Giornale dei Misteri- giugno 2012)