Lettera di kremmerz

Pubblichiamo, traendola dall’archivio della nostra Accademia, parte di una lettera del Kremmerz scritta nel 1929, astenendoci da qualsiasi commento


"Se non vi è serenità nei nostri studi e se non siamo tutti uniti in un unico modo, sono inutili tutte le chiacchiere e le filosofie. La vostra idea del circolo o circoli o delle accademie come erano organizzate prima ha dato risultati molto negativi, che è inutile analizzare. Alla maniera antichissima dei filosofi greci ci vorrebbe il caposcuola a Roma, circondato da amici e in un luogo comodo; o peripateticamente conversare delle nostre cose senza pose magistrali e senza gesti autoritari; discorrere, ridere, sorridere, magari mangiando fettuccine da Sora Felicetta.
P.S. Ero sul punto di spedire la lettera quando mi è arrivata un’altra vostra in cui mi si racconta la scena della conferenza. Vedete che non ho torto se sono restio a mettermi tra le persone che si combattono, come se l’ermetismo dovesse considerarsi allo stesso livello di un’opinione partigiana, di persone interessate per un verso o per l’altro… Come presentare al pubblico che ascolta una conferenza la nobiltà di una filosofia e di una pratica della vita umana per raggiungere la perfezione se si dà un miserevole spettacolo di inimicizie, di stizza, di acredine tra i sacerdoti della stessa filosofia?... L’ermetismo, come suo valore, non si presenta in atto se non nelle opere e azioni individuali. Dare pubblicamente o in privato esempio di intolleranza, di bizze, di dissidi è la negazione del principio di Amore. Dunque, per concludere, bisognerebbe non dare lo spettacolo di odii, di bizze, di malanimo tra studiosi e studiosi e in realtà sentire veramente amicizia per tutti coloro che in una maniera o in un’altra danno le loro forze intellettive con larghezza alla propaganda di questi nostri studi. In altri termini, sentire per tutti l’Amore (scritto con l’A maiuscola). Initium sapientiae non timor Domini sed Amor hominum."